giovedì, 04 febbraio 2010 ore 06:00 (UTC+1)

Condanne per file sharing

Prime sentenze e multe per chi condivide illegalmente musica e film su Internet

In sintesi

  • Solo la condivisione è illegale
  • Peer-to-peer rischioso
  • Caso clamoroso negli USA

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di Ulisse Vitali

Qualche settimana fa ha fatto notizia, tanto da essere descritta come "decisione storica", la condanna per file sharing illegale inflitta a una diciottenne del Locarnese per aver violato online la legge federale sul diritto d'autore, diffondendo a milioni di potenziali utenti sui circuiti peer-to-peer di eMule e Bearshare ben 270 film e oltre 4’200 brani musicali, causando perdite stimate in 13’500 franchi ai titolari dei diritti. Secondo i promotori dell’accusa, la pena ammonta a 900 franchi, con 30 aliquote (pari ciascuna a un giorno di guadagno dell'imputato) sospese con la condizionale.

Scaricare è legale - Questa vicenda è un buon pretesto per fare chiarezza sul quadro legale in cui si inserisce la pirateria audiovisiva in Svizzera. Innanzitutto va sottolineato che la legge elvetica sul diritto d'autore permette il download privato da Internet di film, musica o altro materiale anche senza l'approvazione degli aventi diritto, nonostante l'offerta stessa sia illegale. La giovane non è stata infatti condannata per aver scaricato file coperti da copyright, ma perché, tramite il monitoraggio del circuito di scambio peer-to-peer al quale partecipava, è stata colta a condividerli al di fuori dalla “cerchia di persone unite da stretti vincoli”, quali parenti o amici, con i quali la condivisione è esplicitamente permessa dall’articolo 19.

Occhio al P2P - L'uso dei circuiti peer-to-peer come eMule o Bittorrent implica quasi sempre la condivisione con sconosciuti di quello che si scarica, per cui chi li adopera, se lo fa per scaricare file vincolati dal copyright come un film appena uscito al cinema o in DVD oppure una canzone di un cantante o un gruppo famoso, è probabilmente in violazione della legge e sta commettendo un reato. Nessun problema, tuttavia, se si scaricano e condividono file dei quali l'autore ha autorizzato la condivisione o sui quali non c'è diritto d'autore per legge, come ad esempio il software libero, i testi delle leggi, le foto della NASA e alcuni brani musicali. Per cui il P2P in sé non è illegale: dipende sempre da cosa si condivide.

Dov'è il danno? - Nonostante lo scalpore iniziale provocato della sentenza, chi scarica materiale dalla Rete - fra l'altro va sfatato il mito che si tratta di un hobby esclusivamente giovanile - probabilmente continuerà a farlo, sentendosi inosservato fra tanti e, mancando la percezione del danno, in un certo senso legittimato. In effetti è difficile per Hollywood lamentarsi della pirateria quando il 2009 è stato l'anno record d'incassi (10 miliardi di dollari soltanto in USA e Canada). Inoltre in molti casi il danno reale non c'è; spesso infatti chi scarica non è un cliente perso, ma un cliente che non c'è mai stato. Chi ha avviato l'azione legale ha vinto forse la battaglia, ma continua a perdere la guerra: quella dell'opinione pubblica.

Megamulta USA - Nel frattempo oltreoceano prosegue il caso di Jammie Thomas, la ragazza che nel 2007 fu al centro del primo processo per pirateria musicale degli Stati Uniti, causando molto clamore intorno alla multa di 222'000 dollari per aver condiviso su Internet 24 canzoni. In seguito, nel 2009 una seconda udienza ha condannato la signora Thomas a una pena di quasi 2 milioni di dollari; tuttavia il giudice, ritenendo la sanzione talmente sproporzionata da essere incostituzionale, ha ridotto l'importo a 54'000 dollari. Non essendo però in grado di pagare nessuna cifra, l’imputata ha rifiutato anche l’offerta di patteggiamento a 25'000 dollari della casa discografica Capitol Records, e si va quindi verso un terzo processo.

Avanti per forza - Nonostante sia stato dimostrato che la Thomas ha effettivamente violato il diritto d'autore, la reazione dell'opinione pubblica alla vicenda è stata deleteria per le case discografiche e gli unici a guadagnare da queste battaglie legali tra detentori dei diritti e utenti della Rete sono solo gli avvocati. Tuttavia la RIAA, l’Associazione americana dei produttori discografici, non può mollare, in quanto costituirebbe un pericoloso precedente, che consentirebbe ai giudici di cambiare a piacimento l'ammontare delle sanzioni in altri processi analoghi, e allora si va avanti. Alla fine, il messaggio che esce da tutta questa vicenda è che non c'è certezza della pena, cosa che indebolisce l'efficacia di qualunque legge.

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Spiegazione della differenza tra furto, pirateria e condivisione

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Il Quotidiano, 05.01.2010 - Prima condanna in Ticino contro una persona che ha scaricato e condiviso online musica e filmati.

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Condanna in Ticino per il P2P

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