Crisi Google-Cina
Telegiornale, 22.01.2010 -
La Cina ha respinto le richieste di Hillary Clinton (definite da Pechino dannose per i rapporti Usa-Cina) di allentare la censura su Internet dopo la denuncia di Google.
Il motore di ricerca accusa Pechino di spionaggio e sospende la censura
Qualche tempo fa Google segnalò varie intrusioni nei propri sistemi informatici, un'ondata di cyberattacchi altamente sofisticati e mirati, che ha spinto l’azienda di Mountain View a sospettare di hacker sponsorizzati e coordinati dal governo cinese. L'intrusione è stata sufficientemente allarmante da indurre il principale motore di ricerca ad annunciare la sospensione delle censure concordate con il governo di Pechino. Nel frattempo la situazione si è evoluta e la questione è presto passata dal piano tecnico e della sicurezza informatica a quello della politica.
L'ultima goccia -
Google ha rilevato diversi tentativi di violazione di alcune caselle postali di Gmail di dissidenti e attivisti cinesi per i diritti umani, nonché di almeno venti grandi aziende tecnologiche occidentali. Questo episodio potrebbe essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha portato i vertici dell'azienda alla decisone di ripulire la versione cinese del proprio search engine dai filtri imposti dal governo cinese, sebbene ciò potrebbe significare di fatto la chiusura delle sue attività in Cina. L'eventuale ritiro di Google significherebbe lasciare campo libero a Baidu, il motore di ricerca made in China più utilizzato dagli utenti locali, e la perdita di un business da alcune centinaia di milioni di dollari.
Colpa di Explorer -
Secondo gli esperti di sicurezza informatica che hanno analizzato il software utilizzato per gli attacchi, una delle modalità di intrusione avrebbe sfruttato una vulnerabilità di Internet Explorer 6 ancora sconosciuta all’epoca dei fatti. Microsoft ha confermato la falla in tutte le versioni del suo browser e a quanto pare gli attacchi si baserebbero sulla classica tecnica di indurre la vittima a cliccare su un link o ad aprire un file inviato via e-mail. A quel punto il codice malevolo è in grado di aprire una backdoor (un canale di accesso segreto) che permette all'intruso di accedere ai dati riservati della società presa di mira.
Attacchi scolastici -
Alcune fonti statunitensi coinvolte nelle indagini hanno recentemente additato due istituti scolastici cinesi come la fonte dei cyberattacchi che hanno colpito Google: la Shanghai Jiaotong University, che dispone di uno dei migliori dipartimenti di scienze informatiche del paese, e la Lanxiang Vocational School, fondata con il supporto dell'esercito e dotata di un network gestito da un'azienda molto vicina a Baidu, il principale competitor di Google sul territorio cinese. I due istituti hanno tuttavia negato con forza ogni tipo di responsabilità; così come le autorità cinesi, che hanno preso le distanze da tali accadimenti, smentendo di aver appoggiato gli attacchi.
Fiato sul collo -
Gli investigatori degli enti governativi americani che si stanno occupando del caso insistono nell’affermare che gli autori dell'intrusione siano da ricercare in Cina, e Washington starebbe già con il fiato sul collo dell’hacker responsabile dell'attacco. Le informazioni attuali indicano che si tratterebbe di un giovane esperto in sicurezza informatica, al momento freelance, che avrebbe compilato parte del codice malevolo utilizzato per intrufolarsi nelle macchine di Google. A quest'ultimo si sarebbe giunti incrociando indirizzi IP e i dettagli relativi al codice usato per gli attacchi, precedentemente condiviso su un forum.
Pasticcio politico -
La vicenda è ovviamente ancora tutta da chiarire; non è infatti ancora certo se il governo di Pechino sia realmente coinvolto nella vicenda e non passa giorno che non vi siano nuove indiscrezioni. Inoltre, al momento è difficile capire se la minaccia di Google di lasciare la Cina sia solo un bluff o se veramente a Mountain View siano disposti a sacrificare una parte del proprio business per salvaguardare i diritti digitali dei cittadini cinesi. In ogni caso questa vicenda si allontana sempre più dal piano tecnologico, avvicinandosi a gran velocità alla sfera politica. Un bel pasticcio insomma, che indica quanto le autorità siano preoccupate dal pericolo dello spionaggio informatico, specialmente se (come si sospetta) è finanziato e incoraggiato da un altro governo.
Telegiornale, 22.01.2010 -
La Cina ha respinto le richieste di Hillary Clinton (definite da Pechino dannose per i rapporti Usa-Cina) di allentare la censura su Internet dopo la denuncia di Google.
Il Disinformatico, 15.01.2010 -
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