Consigli, avvisi e trucchi di Paolo Attivissimo
Il Disinformatico, 26.02.2010 -
La sentenza contro Google apre le porte alla censura preventiva del web?
Il mese scorso il tribunale di Milano ha condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, tre dirigenti di Google Italia per violazione della privacy in seguito a un filmato pubblicato nel 2006 su Google Video che mostrava un ragazzo disabile picchiato e insultato da alcuni studenti di un istituto tecnico torinese. Il video incriminato viene registrato a maggio e diffuso in Rete l'8 settembre, dove resta per due mesi (fino al 7 novembre) e viene visto 5’500 volte, entrando addirittura nella classifica dei “più divertenti”, prima di essere rimosso.
Reazione dagli USA -
La condanna inflitta dal giudice Oscar Magi è il primo caso di procedimento penale, anche a livello internazionale, che coinvolge un motore di ricerca per la diffusione di contenuti web pubblicati dagli utenti e naturalmente la notizia ha fatto il giro del mondo. Non si è fatta attendere nemmeno la dura presa di posizione dell'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, il quale dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato i tre dirigenti di Mountain View ha preso perentoriamente le difese di Google, affermando che il principio fondamentale della libertà di Internet è vitale per le democrazie che riconoscono il valore della libertà di espressione e viene tutelato da quanti hanno a cuore tale valore.
Intermediari responsabili? -
Questa condanna implica dunque che d'ora in poi i fornitori di servizio sono responsabili dei contenuti pubblicati dagli utenti? La libertà della Rete è in pericolo? Non proprio. Le motivazioni della sentenza - di primo grado e che quindi non costituisce un precedente vincolante per i giudici che dovessero pronunciarsi su casi analoghi - non sono ancora state divulgate, per cui si possono fare solo alcune congetture e definire alcuni punti fermi; sembra tuttavia confermata la tesi secondo cui Google Video non sarebbe una piattaforma neutrale e quindi sarebbe sottoposta ad un obbligo di controllo.
Questione di tempismo -
Va comunque sottolineato che sia le leggi dell'Unione Europea, sia quelle degli USA dicono chiaramente che un fornitore di un servizio come Google Video o YouTube non è responsabile dei contenuti immessi dagli utenti se si limita a veicolarli. Scatta una responsabilità legale solo se il fornitore non rimuove prontamente i contenuti illeciti. Probabilmente è proprio su questo punto che si baseranno le motivazioni della sentenza: gli avvocati dell'accusa hanno infatti criticato l'inefficacia del sistema che permette agli utenti di segnalare video illeciti e forse Google non è stata sufficientemente pronta nel rimuovere il video a seguito di una notifica, ma si tratta solamente di una congettura.
Panico censorio prematuro -
In attesa delle motivazioni, l'impressione di molti osservatori è che la sentenza irrompa di fatto nelle tutele previste a favore degli intermediari e confermi la tendenza a voler attribuire obblighi di sorveglianza agli operatori della Rete. Tuttavia non bisogna dimenticare che le caratteristiche stesse di Internet, e soprattutto i numeri in gioco, negano qualunque possibilità tecnica e pratica di filtraggio preventivo o controllo dei contenuti da parte del fornitore del servizio. Gli utenti pubblicano ogni giorno molti più video di quanti Google ne possa esaminare e valutare; proprio per questo la legge si basa sull'idea della non responsabilità dei meri "prestatori di servizio". Farsi prendere dal panico paventando censure imminenti è quindi decisamente prematuro.
YouTube, 28.02.2010 -
Il Disinformatico, 26.02.2010 -