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Pahor racconta e si racconta

Lo scrittore sloveno parla ai microfoni di Laser

Boris Pahor, scrittore triestino di lingua slovena, ha ormai raggiunto i novantacinque anni. Vita ricca di esperienze toccanti e di produzioni letterarie di alto livello. Testimone di un periodo buio della nostra storia, l'autore è stato divulgatore di verità scomode, descritte sempre con un linguaggio crudo e diretto.

Dapprima diventò famoso nella vicina Slovenia (1955) grazie al romanzo Mesto v zalivu (Città nel golfo), in cui descrisse i giorni decisivi che lo portarono, dopo l'armistizio dell'otto settembre, a sostenere la causa partigiana e infine ad essere internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania. Vent'anni più tardi, pubblicò, assieme all'amico Alojz Rebula, il libro-denuncia Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca, in cui criticò aspramente il regime comunista jugoslavo. Il libro provocò durissime reazioni e le sue opere vennero proibite nelle Repubblica Socialista di Slovenia.

Grazie alla sua postura morale ed estetica, Pahor è uno dei più importanti punti di riferimento per la letteratura slovena, ma non solo. I suoi libri sono ad oggi tradotti nelle principali lingue europee. L'opera di maggior successo rimane Necropoli, romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof, e recentemente ripubblicato da Fazi Editore.

Laser propone una serie di tre interviste all'autore sloveno, che andranno in onda tra il 23 e il 25 di giugno, che riproponiamo qui di seguito.

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