Questo sito, nato in occasione della Settimana speciale nazionale "Noi altri - wir anderen - nous autres - nus auters" dedicata all'integrazione degli stranieri in Svizzera, si propone di creare uno spazio dove possa confluire la ricca offerta radiofonica e televisiva che ruota attorno alla realtà migratoria che ci è più vicina. Pronto ad accogliere i programmi radiotelevisivi prodotti per la Settimana dell'integrazione, il sito offre anche una prima scelta di documenti d'archivio, prevalentemente appartenenti al passato più recente: una piccola panoramica in uno spazio destinato ad essere alimentato con le trasmissioni che continueranno ad affrontare i medesimi temi in futuro, ma anche una scelta di programmi del passato, per dare una prospettiva storica ad uno dei fenomeni più marcanti della società.

La Confederazione elvetica è una costruzione multiculturale per definizione, che fa della convivenza fra le sue diverse componenti un argomento di dibattito permanente.
Svizzeri tedeschi, svizzeri francesi, svizzeri italiani, romanci, cattolici e protestanti formano un Paese a geometria variabile in cui le migrazioni interne ed esterne hanno giocato un ruolo fondamentale.
Assorbite le ondate dei lavoratori stranieri che hanno latinizzato la Svizzera negli anni del boom economico ed esaurite le tradizioni migratorie degli svizzeri e dei ticinesi nelle città europee, nelle Americhe e in Australia, le storie di immigrazione e di emigrazione vanno facendosi sempre meno collettive e sempre più personali, sia geograficamente che socialmente.
L’emigrante non è più lo scalpellino, lo spazzacamino o il marronaio; così come l’immigrato non è più l’operaio del Sud Italia.
Oggi sono la varietà e la complessità a contraddistinguere i flussi migratori in un mondo globalizzato e senza frontiere in cui la Svizzera continua ad essere un crocevia di gente che va e che viene.

Storie d’integrazione riuscita la raccontano seconde e terze generazioni di italiani, spagnoli, portoghesi, turchi e anche ex-yugoslavi, che hanno ormai contribuito a trasformare i lineamenti del nostro paese.
Integrazione spesso lenta e anche problematica, culminata a volte in reazioni xenofobe o razziste, soprattutto nei confronti dell’”altro” dei grandi numeri, delle colonie, come lo sono state quelle italiane o come lo sono quelle balcaniche, che costituiscono l’ultima grande ondata immigratoria, che, proprio per le dimensioni e per la conflittualità nazionale e religiosa della regione di origine, causa ancora episodiche reazioni d’intolleranza.

Un processo d’ integrazione non si avvia e non procede senza uno sforzo di reciproca conoscenza che i mezzi di comunicazione di massa possono contribuire a favorire. E quella dell’integrazione è una delle missioni di servizio pubblico che appartengono alla storia della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) e della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RTSI) in particolare.
Con i programmi speciali “Per i lavoratori italiani in Svizzera” alla radio e “Un’ora per voi” alla televisione, la RTSI, fin dall’inizio degli anni ’60, si è infatti prestata a fare da ponte tra la patria di partenza e quella di arrivo di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri in via di stabilizzazione.
Oggi i programmi della SSR e della RTSI sono lo specchio di una società complessa, in cui i flussi migratori sono causa e conseguenza della cosiddetta globalizzazione.
Non più, quindi, programmi speciali per gruppi d’immigrati, ma migranti sparsi nella programmazione quotidiana impegnata a seguire l’evoluzione del dibattito attorno ai temi del multiculturalismo, dell’integrazione e dell’identità in uno spazio contraddistinto da frontiere in rapido movimento.

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