Un ristorante fatto di culture diverse - di Cristiano Tinazzi

Altrove, un altro ristorante

Il mondo in un piatto per un percorso formativo che punta alla crescita e all'integrazione di giovani in difficoltà a Roma

lunedì 17/07/17 05:53 - ultimo aggiornamento: martedì 18/07/17 07:06

Abbattere le barriere culturali e le reciproche differenze attaverso il cibo. Questo potrebbe essere uno dei motti che contraddistinguono il ristorante “Altrove – Porte aperte sul mondo”. Un progetto solidale nato dalla volontà della Onlus Cies (Centro di Informazione ed Educazione allo sviluppo) e da MateMù, il suo centro di aggregazione giovanile nel multietnico e centralissimo quartiere Esquilino. L'intento è quello di creare posti di lavoro e professionalità per i soggetti più deboli quali: rifugiati, minori non accompagnati e giovani italiani che vivono condizioni di disagio.

Un vero e proprio percorso formativo condotto da chef professionisti che garantiscono figure della ristorazione quali aiuto-cuoco, aiuto-pasticcere e operatori di sala-bar all'altezza del compito.

La diversità come ricchezza quindi, anche sulla tavola. Ognuno di questi ragazzi porta con sé le tradizioni gastronomiche del proprio Paese miscelandole con inventiva e passione per ottenere il mondo in un piatto. Un progetto che segna anche il probabile futuro delle organizzazioni impegnate nel terzo settore, dove il sociale si misurerà sempre di più con l’imprenditoria.

Cristiano Tinazzi e Valerio Maggio

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