Quello che rimane di una chiesa, nel riquadro Fiorello Primi (ansa)

"Ci vorrebbe un piano Marshall"

Parla il presidente dei Borghi più belli d'Italia - Nella zona colpita dal sisma tanti piccoli gioielli architettonici. In totale 239 i beni culturali danneggiati

giovedì 25/08/16 19:44 - ultimo aggiornamento: giovedì 25/08/16 19:47

"Vedere quelle immagini di distruzione strappa il cuore": reagisce così Fiorello Primi, presidente del club dei borghi più belli d’Italia dopo il terremoto che ha devastato l'Italia centrale, nella notte fra martedì e mercoledì. Le località colpite sono alcune delle più caratteristiche della zona e Amatrice è proprio uno dei 260 borghi più belli d’Italia. "La particolarità di questi nuclei – spiega Primi ai nostri microfoni – è di avere delle cose uniche che esistono solo lì, create nel corso dei secoli e dalle popolazioni del posto, che le hanno curate e conservate. Poi arriva una scossa di terremoto così violenta che distrugge millenni di storia. E’ una tragedia umana culturale e sociale". Luoghi come Amatrice non possiedono edifici storici imponenti o cattedrali affrescate, ma piccole perle sparse su tutto il loro territorio. Sono 293 i beni culturali danneggiati in tutta la zona, una cinquantina in modo grave.

"Per conservare ci vogliono grossi investimenti"

Bellezza in questa caso fa rima anche con fragilità. Come fare a conservare e proteggere un tale patrimonio, in una zona a rischio come gli Appennini? "Ci vorrebbe un piano Marshall", risponde Primi conscio dell’enormità delle sue parole. "Conservare in sicurezza è possibile- ci spiega – ma ci vogliono grandi investimenti. In Umbria o all’Aquila sono stati fatti degli interventi ma sono costosissimi. E’ complicato certo ma non impossibile".

"I borghi sono stati distrutti, ma poi ricostruiti"

I borghi più belli d’Italia sono premiati per la bellezza architettonica e paesaggistica, manche perché rappresentano uno stile di vita "slow" e un grande senso di identità e comunità. Ora c’è molta preoccupazione da parte delle autorità locali. C’è chi teme che la popolazione e i turisti abbandonino questa zona. Ma i Primi è convinto che non succederà. "Purtroppo noi in Italia abbiamo vissuto spesso drammi del genere, ma la popolazione ha sempre dimostrato di voler rimanere là dove sono le sue radici – ci spiega – I borghi sono stati distrutti ma poi ricostruiti. La gente è tornata lì a vivere perché apprezza questo modo di vivere, questi spazi. Non se ne va, nemmeno con la forza".

Veronica Alippi

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