Il populismo di Erdogan sta creando divisioni e tensioni (keystone)

La Turchia specchio del mondo

Intervista al politologo turco Yüksel Tashkin sulla situazione nel suo paese dopo il "sì" al referendum

giovedì 20/04/17 18:41 - ultimo aggiornamento: giovedì 20/04/17 18:41

Alcune migliaia di persone sono tornate a manifestare a Istanbul e in altre città turche la loro opposizione a Recep Tayyip Erdogan, assicurando che la loro lotta a favore della democrazia non si fermerà. Ma nel paese c'è ancora spazio per la contestazione politica e soprattutto per una possibile opposizione? Quesiti che Anna Valenti ha posto a Yüksel Tashkin, politologo esperto del conservatorismo di destra turco, ex-professore universitario licenziato ed epurato per aver sottoscritto l’appello alla pace con i turchi.

Il politologo turco Yüksel Taskin (RSI)

La campagna del no è stata veramente creativa, civile e consapevole; io ci ho lavorato e malgrado la nostra sconfitta abbiamo ottenuto una vittoria: abbiamo imparato a stringere alleanze democratiche e ora che il sì ha vinto, inizia la maratona. Continueremo nel nostro lavoro a favore della democrazia; all’interno della nostra chiamiamola "coalizione" ci sono anche dei gruppi religiosi, perché non crediamo nelle identità politiche, sono quelle che possono distruggere la Turchia ed è per questo che non getteremo mai la spugna. Quando riusciremo ad unirci, superare le divisioni, allora riusciremo a sconfiggere questo sistema, perché più un paese è democratico, meno sono le persone che verranno uccise per motivi politici.

Lei è tra coloro convinti che la Turchia dopo questo voto diverrà una vera e propria dittatura?

Siamo nel XXI secolo, quando una sola persona controlla il 75% dei poteri costituzionali, forse più, non può essere definita una democrazia. Quando si sceglie questo tipo di svolta autoritaria, il rischio è che ci si trasformi in uno Stato fallito, oppure che scoppino disordini, un po’ come in Venzuela.  Per risolvere i problemi della Turchia dobbiamo imparare la cultura delle coalizioni. È la sola maniera di liberarci dell’atavica tradizione del leader forte, perché prima o poi diventa lui stesso il problema. Ora la Turchia perderà 30 anni di tempo, perché Erdogan e i suoi non saranno capaci di governare con questo sistema e inizieranno nuove lotte per la revisione della Costituzione….la Turchia perderà solo tempo.

Stiamo assistendo ad alcune forme di proteste portate avanti dal fronte del no, in lacune città: secondo lei sarà possibile creare un fronte forte di opposizione, in grado di produrre un candidato alternativo a Erdogan fra due anni, quando entrerà in vigore il nuovo sistema?

Noi sappiamo che ci sono molte persone scontente nel partito al governo e soprattutto nella cerchia islamista conservatrice. Potrebbero staccarsi e fondare un nuovo partito di centro-destra oppure potrebbero emergere voci di dissenso all’interno dell’AKP, aprendo un grande dinamismo per le opposizioni. Ma il problema è che oggi non ci sono grandi alternative: il partito chemalista non è dinamico, i nazionalisti invece esistono solo in funzione anti-curda e l’HDP, il partito filo-curdo, ha fatto l’errore storico di non impedire la ripresa della lotta armata del PKK. Tutti e 3 i partiti sono in crisi, dunque chissà, forse saranno alcuni movimenti sociali che potrebbero produrre nuovi partiti.

Quanto è realmente divisa la società turca?

La società turca è davvero polarizzata, c’è una linea di separazione che corre tra religiosi e laici, sotto il profilo etnico tra turchi e curdi, tuttavia le persone mettono in atto meccanismi di difesa che consentono la convivenza. Ma stavolta è chiaro che la strategia populista della destra conservatrice guidata da Erdogan punta a dividere la società in due campi, parlando di una maggioranza conservatrice oppressa e silenziata che lui rappresenta, dall’altra di una minoranza poco religiosa e liberale… Ma questo populismo che io chiamo Erdoganismo sta creando serie tensioni, violenza e sospetto, tanto che alcuni religiosi cominciano ad odiare i laici, e viceversa. Una situazione che potrebbe sfociare, nel più oscuro scenario, anche in una sorta di guerra civile, un po’ alla Jugoslava, dove nessuno si sarebbe aspettato un giorno di uccidere il proprio vicino. In Turchia molte persone stanno vivendo alienate dalla realtà e preferiscono credere nelle bugie piuttosto che guardare in faccia la verità.

Come vede il futuro prossimo della Turchia?

Il Venezuela potrebbe essere il futuro che attende la Turchia: un contesto in cui i 3/4 del Parlamento sono contro il Governo, ma dove al comando vi è un’oligarchia burocratica che tira le fila del potere. Ma la realtà che stiamo vivendo noi potrebbe toccare anche all'Europa, per questo non ci piace essere vittimizzati perché il populismo di destra si sta affermando come ondata globale. Bisogna tenerne conto quando si cerca di imparare la lezione turca, perché potrebbe essere la storia del mondo.

Anna Valenti

 

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