L'ex PM Antonio di Pietro (keystone)

Mani Pulite, 25 anni dopo

Le considerazioni dell'ex PM Antonio di Pietro sui cambiamenti della società italiana in questo quarto di secolo - L'intervista

venerdì 17/02/17 08:40 - ultimo aggiornamento: venerdì 17/02/17 12:49

L'arresto il 17 febbraio 1992, esattamente 25 anni fa, del socialista Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, faceva scattare l'inchiesta che sarebbe passata alla storia come Mani Pulite.

Coordinata dalla Procura guidata da Francesco Saverio Borrelli e assegnata in prima battuta ai PM Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, mise sottosopra l'intero paese e ridisegnò la geografia politica italiana, spazzando via PSI e DC. Sotto il profilo giudiziario le persone indagate furono 4’500, le richieste di rinvio a giudizio 3’200, mentre il totale delle tangenti e dei fondi neri avrebbe oltrepassato i 3'500 miliardi di lire.

L’ex PM Antonio di Pietro, ospite dell’emissione di Rete Uno Albachiara, ha tracciato un breve bilancio del suo lavoro nel pool giudiziario milanese. "25 anni fa, quando Mani Pulite era in pieno svolgimento, il sentimento del popolo italiano era di speranza. Speranza che fosse giunto il momento di debellare il malaffare in Italia".

Dopo un quarto di secolo rileva Di Pietro (l’intervista completa nell’audio allegato) il sentimento odierno  "è piuttosto quello dello scoramento e della delusione. Malgrado tutto quanto è stato fatto, la percezione è quella che in fondo non sia cambiato nulla e il malaffare, la corruzione e gli imbrogli siano ancora all’ordine del giorno. Magari sotto forme diverse". Dopo anni di indagine Mani Pulite "è stata bloccata dalla politica che aveva capito i nostri nuovi metodi di ricercare i colpevoli del malaffare".

Albachiara/Swing

 

 

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