Il mondo felice del Taekwondo - di Laura Silvia Battaglia

Giro giro tondo, è taekwondo

Arti marziali per piccoli profughi - A Erbil un progetto di Terre des Hommes favorisce la loro inclusione sociale

mercoledì 09/08/17 05:35 - ultimo aggiornamento: mercoledì 09/08/17 18:19

Sono una quarantina per ogni classe e non arrivano nemmeno alla spicciolata, ma tutti insieme si accalcano davanti alla porta con le loro tute bianche e le cinture di vari colori. Le lezioni di taekwondo, nel campo di Shawes – una struttura in cemento in un’area densamente popolata di Erbil, dove convivono tutte le minoranze etniche e religiose dell’Iraq e della Siria, sfollate dalle aree occupate dall'IS (Stato islamico, ndr) – si svolgono ogni pomeriggio, una dietro l’altra. Il Maestro Azad Susdhar Rishghar si fa aiutare dai suoi studenti migliori per organizzare la classe al meglio, mentre i volontari di Shawes si preoccupano che tutto vada per il meglio e non ci siano turbolenze.

“Le classi di taekwondo– spiega Nada, siriana volontaria di Terre des Hommes Italia, ONG promotrice del progetto – fanno parte di una serie di attività per favorire l’inclusione sociale tra adolescenti e bambini pre-adolescenti in una realtà molto difficile, piena di pregiudizi tra i gruppi etnici e con dei traumi di guerra e abbandono alle spalle”.

Il progetto, attivo da un paio d’anni, interessa ben 3'000 persone tra siriani, yazidi, curdi, arabi, turkmeni provenienti da varie aree e professanti religioni diverse. Il 20% sono profughi iracheni da Anbar, Ninive, Mosul mentre il restante 25% è composto di rifugiati siriani. La struttura, che ha anche un bel campo da calcio, è aperta a tutti i ragazzi della zona e offre attività diversissime: sport (arti marziali, tennis e football), lingue (inglese), bellezza (un corso di estetica per parrucchiere, uno per nail painting).

Le classi di taekwondo sono le più frequentate “perché il maestro Azad è molto bravo e ha già formato diversi campioni”, dicono gli studenti, entusiasti. “Il nostro obiettivo è rendere possibile lo sfogo dell’aggressività, per questi ragazzi, in forme agonistiche non violente e farli gareggiare insieme anche in competizioni nazionali e internazionali”. Nawes ha 12 anni ed è già campionessa irachena di taekwondo nella sua categoria di peso, i 42 chilogrammi. Per la sua partecipazione e per la sua crescita è stato determinante il ruolo della famiglia. Il padre e il fratello la accompagnano orgogliosi ad ogni allenamento e sono qui anche oggi, per mostrare il gioiello di famiglia. Dice Nawes: “Il taekwondo mi piace: mi tengo in forma ed è una disciplina che dà benessere”.

Nessuna delle ragazze e delle bambine che lo praticano, qui, ammette di farlo per aumentare la capacità di difesa personale ma di sicuro non è usuale, in una società conservativa, trovarne così tante che frequentano le classi di arti maziali. Come Heili, 17 anni, che dice, orgogliosamente: “In Kurdistan alla gente non piace l’idea che le ragazze pratichino sport da uomini. Ma a noi non importa quel che pensano, e andiamo avanti”.

Laura Silvia Battaglia

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