Settimana di Pasqua tra i cristiani d'India - di Chiara Reid

Tra i cristiani perseguitati

C'è chi, in India, sogna uno Stato indù e, anche per questo, ha dichiarato guerra alle altre religioni

domenica 16/04/17 07:45 - ultimo aggiornamento: lunedì 17/04/17 07:57

Le tensioni tra i vari gruppi religiosi in India sono sempre esistite e non si può dire che oggi tutto scorra liscio. Ma di solito l’accento si pone su musulmani o sikh. La minoranza cristiana (2,3 %, seconda minoranza del paese) non fa notizia. Ma alla corrispondente di Global Christian News, Surinder Kaur, i numeri non sfuggono. Lei, per l’agenzia di stampa basata a Londra, raccoglie ogni mese dati di incidenti, attacchi e soprusi che vedono come vittime cristiani in India di varie denominazioni. E da un anno e mezzo a questa parte, le cifre sono aumentate in modo esponenziale. Un attacco al giorno nel 2016, il doppio rispetto ai due anni precedenti. E quest’anno è peggio: oltre 100 attacchi da gennaio a metà aprile. Si tratta di episodi di estrema violenza: gruppi di indù inferociti che fanno irruzione in chiese e funzioni religiose picchiano a destra e a manca, preti presi di mira e assaliti con spranghe e bastoni, case messe a ferro e fuoco, intimidazioni varie. E una costante: quando interviene la polizia, è per arrestare i religiosi, accusati di “conversioni forzate”, mentre i picchiatori ne escono sempre puliti.

L'avvento di Narendra Modi

Non siamo ai livelli di Khandamal 2008 dove in pochi giorni gli indù uccisero 100 persone e violentarono suore, distrussero chiese, misero a ferro e fuoco un’area di 100 chilometri quadrati. Quel che è certo è che, dopo l’elezione di Narendra Modi a capo del Paese, le fasce estremiste degli indù si sono ringalluzzite. L’impunità è quasi garantita.  E al minimo sentore di conversioni tra comunità tribali o intoccabili, ecco che le RSS, braccio militare del partito BJP al potere, intervengono senza alcun mandato.

Il 24 gennaio, alla periferia di Delhi, 12 chiese protestanti stavano tenendo una riunione di preghiera per la pace, quando qualche dozzina di indu ha fatto irruzione e si sono messi a pestare tutti con sedie e sbarre di ferro. Tre preti sono stati ricoverati, tra cui Emmanuel Messi, pastore di una piccola comunità’a Faridabad, vicino a Delhi.

Cristianesimo, le caste e la terra

John Dayal, uno scrittore che dirige l’United Christian Forum for Human Rights, afferma che il cristianesimo è visto come una minaccia soprattutto perché offre una via di uscita al sistema oppressivo delle caste. Sono i dalit, gli intoccabili, che trattati peggio degli animali si ribellano, e trovano sostegno nell’insegnamento della chiesa. Cosa che le gerarchie indù non possono tollerare.

Ma c’e dell’altro. Gli attacchi più violenti si verificano in zone dove la pressione per il possesso della terra è più forte. Il centro-est del Paese: Odisha, Chattisgarth, Jarkhand. Stati in cui ci sono ancora molte foreste abitate da popolazioni tribali che hanno per legge il diritto di vivere su queste terre, ma non possono venderle. Ora i governi di questi Stati vogliono cambiare la legge, rendendo possibile la commercializzazione della terra. Ci sono tantissimi minerali ancora non sfruttati sotto queste colline. E la chiesa è l’unica forza che sostiene i cittadini autoctoni nella salvaguardia dei propri diritti, esortandoli a restare e a non cedere. Peccato mortale per chi ha interessi economici nella zona.

Abbandonati, ma credenti

I cristiani che abbiano incontrato in Chattisgarth e Odisha, e intorno alla capitale, si sentono abbandonati e impotenti. La polizia fa parte dello stesso sistema che li perseguita e le autorità delle varie chiese sembrano lasciare a se stessi i parroci di campagna. Il Nunzio apostolico di Delhi si è rifiutato di rilasciare un’intervista, dicendo che non sa nulla di questi problemi essendo arrivato solo da qualche mese.

Il clima che prevale in India in questo momento - in cui girano squadre anti-vacca (che uccidono chi sia appena sospettato di trattare carne di manzo), in cui intellettuali universitari vengono accusati di sentimento anti patriottico (non appena si osa parlare di Kashmir), in cui l’inno nazionale viene obbligatoriamente suonato prima di ogni seduta al cinema - induce chi potrebbe fare pressioni, a restare a guardare. La Pasqua di questi cristiani dell’India di periferia, si celebra oggi guardandosi le spalle.

Chiara Reid

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