L’uomo respinge ogni addebito (©Tipress)

Stupro, condanna da confermare

Chiesta una pena di 9 mesi per l'eritreo accusato d'aver stuprato una connazionale nel 2014 a Losone

giovedì 14/09/17 17:02 - ultimo aggiornamento: giovedì 14/09/17 18:31

Nuovamente davanti ai giudici - stavolta quelli della Corte d'appello - il giovane eritreo accusato d'aver stuprato una connazionale nel 2014, nel centro per richiedenti l'asilo di Losone. Una vicenda che fra colpi di scena e fughe si trasscina da 3 anni.

"Abbiamo fatto sesso, ma lei era d'accordo". Questa la posizione sostenuta dal giovane, l'unica che non ha mai cambiato in 3 anni; mentre si sono modificati, da verbale in verbale, i fatti e soprattutto la data di nascita: anche stamane in aula (dopo che i documenti riferiscono di 6 o 7 diverse versioni) ha detto d'avere 17 anni. Ed è stato il tribunale dei minorenni per primo a prendere in carico l'inchiesta dopo la denuncia di stupro presentata dalla giovane eritrea.

Un primo processo era stato rifatto, per un vizio procedurale, e nel frattempo il giovane - ospitato a Camorino - era fuggito due volte in Svezia. Da lì, rintracciato, era stato riportato in Svizzera.

Per il magistrato dei minorenni Reto Medici da quel 3 novembre sono passati 1'047 giorni "senza una scusa, senza un mi dispiace". Prove ed indizi puntano tutte verso l'imputato, ha dunque chiesto la conferma della sentenza di primo grado: ovvero 9 mesi di detenzione e 3'000 franchi di indennizzo per torto morale alla vittima.

Pur riconoscendo fantasiose le versioni date del suo cliente l'avvocato difensore ha chiesto il totale proscioglimento, mettendo in dubbio la versione della vittima, ed ha chiesto un'indennità per ingiusta incarcerazione di 30'000 franchi.

Va detto che fra una fuga ed un arresto, il ragazzo (che si è visto respinta la domanda d'asilo) ha già scontato tutta la pena, ma resta in carcerazione amministrativa a Realta a Cazis, nei Grigioni, in attesa che le autorità federali identifichino il suo reale paese d'origine per iniziare le procedure di rimpatrio.

Daniela Giannini/redMM

 

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