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Giorno per giorno il percorso del Festival

Note, segnalazioni e dritte dalle redazioni RSI

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La regista svizzero-argentina Milagros Mumenthaler

I premiati della 64.ma edizione del Festival del film Locarno
In un concorso con molte opere di buona qualità i giurati hanno scelto di concentrare i premi su poche opere. A "Abrir puertas y ventanas" della regista svizzero-argentina Milagros Mumenthaler è andato il Pardo d'oro, ma anche quello per la migliore interpretazione femminile alla protagonista María Canale, mentre il rumeno "Din dragoste cu cele mai bune intentii" ha raccolto tanto il Pardo per la migliore regia quanto quello per la migliore interpretazione maschile, assegnato a Bogdan Dumitrache. Il Premio speciale della giuria al secondo miglior film è andato all'israeliano "Hashoter", mentre a "Tokyo Koen" è eccezionalmente stato assegnato un ulteriore premio speciale, quale riconoscimento alla carriera del regista Shinji Aoyama. L'elenco completo di tutti i premi è disponibile nel sito ufficiale pardo.ch

Arrivederci al 1° agosto 2012 per la 65.ma edizione! (21:31)

I PREMI 2011
Pardo d'oro
Gran Premio del Festival, della Città e della Regione di Locarno al miglior film

Pardo per la migliore interpretazione femminile
a María Canale
Concorso, 8 agosto, Fevi 18:30
(9 agosto. La Sala 9:00 - 10 agosto, Rialto 2 22:30)
Pardo d'oro speciale
per la notevole carriera al regista Shinji Aoyama
Concorso, 9 agosto, Fevi 18:30
(10 agosto, La Sala 9:00 - 11 agosto, Rialto 2 22:30)
Premio speciale della giuria
Premio dei Comuni di Ascona e di Losone al secondo miglior film
Concorso, 6 agosto, Fevi 16:15
(7 agosto. Fevi 9:00 - 8 agosto, Rialto 2 20:30)
Pardo per la migliore regia
Premio della Città e della Regione di Locarno a Adrian Sitaru

Pardo per la migliore interpretazione maschile
a Bogdan Dumitrache
Concorso, 4 agosto, Fevi 16:15
(5 agosto, Fevi 9:00 - 6 agosto, Rialto 2 20:30)
Prix du Public UBS
Fuori Concorso, 8 agosto, Piazza Grande 23:30 IN PIAZZA
Locarno, che successo con le star!
Le star di Hollywood, le star di Hollywood, le star di Hollywood... Non dico non si sia parlato d'altro, ma la venuta dei vari Harrison Ford e Daniel Craig, con quella di Claudia Cardinale, Isabelle Huppert, Gérard Depardieu e Bruno Ganz (e mi fermo qui) ha senza alcun dubbio costituito il tratto maggiormente caratterizzante del 64mo Festival del film di Locarno, la grande novità.

Un bilancio non può dunque esimersi dal focalizzarsi su un'analisi di ogni sfacettatura della loro presenza. La direzione artistica di Olivier Père ha portato questa svolta: "Abbiamo rispettato la tradizione di Locarno, una tradizione di scoperta", ci ha raccontato, "ma il festival deve rappresentare tutto il cinema, da quello di sperimentazione al blockbuster". Ben vengano dunque le star, anche se per ognuna bisogna inventarsi un Pardo alla carriera, e pazienza se non tutte si predispongono con tanta buona volontà al contatto con il pubblico e alla stampa.

Non che abbiano fatto molto i capricci, se vogliamo credere al responsabile dell'organizzazione Marco Cacciamognaga, che anzi il problema più grosso l'ha riscontrato nel trovare un alloggio adeguato al loro numeroso seguito. C'è infatti chi ha dormito a Lugano.

Last but not least, Marco Solari, cui spetta l'ultima parola e che non può che rallegrarsi del successo dell'"operazione di marketing" hollywoodiana: c'è stato un incremento di pubblico e si sono viste 7'600 persone sotto l'acqua in Piazza Grande per "Cowboys & Aliens". Il presidente ora è tranquillo? Ma neanche per idea: "Ho già l'ansia, perché l'asticella è stata posta molto in alto". L'anno prossimo bisognerà ripetersi. (16:30)

La cronaca di SwissTxt
Merci monsieur Goretta
Ha 82 anni ed è uno dei grandi del cinema svizzero. Claude Goretta è affabile e disponibile, stanco certo dopo un'intensa giornata da Festival che nell'ultima serata gli consegna il Pardo alla carriera e che gli ha riservato una vetrina con tre dei suoi film più significativi e con il documentario omaggio di Lionel Baier Bon vent Claude Goretta. Il pubblico presente all'Invitation e al documentario di Baier lo ha commosso con il calore e la curiosità che gli ha manifestato. Lui si è concesso generosamente restando in sala per più di mezz'ora a proiezione conclusa. E generoso è stato anche ai nostri microfoni accalorandosi quando si è trattato di spiegare l'importanza della mise en scène, che resta per Goretta essenza stessa della sua professione. Impensabile non valutare l'impatto della durata di un'inquadratura o l'interazione di uno sguardo con una battuta. Il cinema è lo scambio reciproco tra immagine e testo, ci dice, una sintesi fatta a volte di contrasti, altre di sottolineature; una sintesi comunque mai casuale. Poco importa che si tratti di documentario o di fiction, che ci giunga dall'Asia o dagli Stati Uniti. La sua forza, la sua capacità di commuovere, emozionare, parlare, è quel connubio, quella danza magica tra forma e contenuto, appunto tra testo e immagine.

Monica Bonetti (15:00)

Le Officine con Borradori
C’è meno gente che al precedente Inizia con questa constatazione la proiezione di 1 due 100 officine a cui ho deciso di assistere chiedendo a Marco Borradori di accompagnarmi.
D’altronde, come viene sottolineato durante la presentazione, a distanza di tre anni dallo sciopero del 2008 è normale che il coinvolgimento e la partecipazione emotiva siano diverse. È diverso anche il film: la riflessione vi ha un peso maggiore come il lavoro degli operai giorno per giorno. A emergere è la realtà dei dubbi, delle paure, della precarietà di chi ha vinto – forse – una battaglia, ma è lungi dall’aver conquistato la guerra.
È proprio questa caratteristica a dare al film una dimensione più universale, che prescinde dalla vicenda specifica delle Officine, per aprirsi a una riflessione più generale sul mondo del lavoro e sul cambio di logica che lo governa. Una logica in cui gli attori tradizionali cambiano ruoli e in cui l'attrice di cui più si sente il bisogno - la politica - spesso è lontana dalla scena. Anche nel film di Danilo Catti è lei la grande assente e con un politico di fianco viene naturale sollecitarlo in questo senso:
«In questi tempi con la crisi delle borse si vede bene la difficoltà della politica di assumere un ruolo centrale e costruttivo. Nel film è interessante sottolineare come, almeno a livello di immagini, la politica sia relativamente assente, credo volutamente assente, per una precisa scelta registica di dare spazio ai dubbi, alle difficoltà, alle perplessità e ai momenti dolorosi che vivono gli operai dopo la fase esaltante che aveva fatto seguito allo sciopero. Pur se il documentario ha un retrogusto molto amaro ci tengo a sottolineare come io resti ottimista nei confronti del futuro delle Officine che con il loro know how non possono che svolgere un ruolo importante nel futuro che ci aspetta con Alp Transit e un notevole incremento del traffico regionale interno.»
Incalzato sugli scontri più aspri illustrati dal documentario e sulla tentazione di un muro contro muro tra operai e direzione FFS, Marco Borradori conferma la sua fama di politico del dialogo e del compromesso: «il futuro delle Officine sta sicuramente nella capacità di collaborazione che gli attori in gioco sapranno mettere in campo», mi dice.
Un invito al confronto che forse è necessario anche in ambiti diversi da quelli del lavoro, ambiti che tante pellicole in questi giorni di Festival hanno messo in primo piano primo tra tutti il sogno poetico di solidarietà di Kaurismäki. «Il confronto in questo caso è tra chi ha, magari non sempre ma molto spesso, la legittima necessità di spostarsi dal suo paese per venire da noi, e il legittimo interesse di chi abita nel paese industrializzato di difendere entro certi limiti il suo privilegio. Chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno globalizzato come l'immigrazione sarebbe profondamente sbagliato. Non si può rispondere in modo troppo radicale, il buonismo può essere pericoloso quanto il populismo. La dialettica deve porsi sulle possibilità concrete di accogliere chi, giustamente, ha bisogno. Ogni partito politico tira evidentemente l'acqua al suo mulino e per questo l'impulso profondo a rispondere a queste domande e a queste sfide fondamentali del nostro tempo non può che partire all'interno del singolo cittadino. Certo non è casuale che iI leit motiv di questo Festival sia stata proprio l'immigrazione e le questioni che solleva.»

Monica Bonetti (14:30)

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MyPardo - Le preferenze dei micro-critici
Gli spazi di discussione sui film presentati dalle sezioni principali non mancano, ma quest'anno ve n'è uno in più, virtuale. È quello che ha propsto la RSI con l'iniziativa "MyPardo - Un film in una frase". Con il passare dei giorni commenti, brevi sintesi e giudizi si sono intrecciati secondo il ritmo delle proiezioni e l'interesse degli spettatori.

I film che hanno suscitato più reazioni sono stati Bachir Lazhar (alcuni messaggi: Bellissima favola piena di umanità, È riuscito a parlare di lutto ai bambini!, Il coraggio sotto il banco), Headhunters (Action alla grande, I dettagli fanno la differenza!, Un po' inverosimile ma divertente, Esaltato quanto basta!) e Vol Spécial (Se questi sono uomini, Quando un cane vale più di un uomo, Un pugno allo stomaco che non lascia indifferenti).

Particolarmente apprezzati inoltre Terri (Su e giù triste allegro, Storie di straordinaria normalità), Le Havre (Semplicemente splendido, Kaurismäki poeta vivente della settima arte) e Another Earth (Lo specchio siamo noi. Finale fantastico, Un film sorprendente che ha il coraggio di svolgersi nella mente e nel cuore piuttosto che nello spazio. Da vedere assolutamente).

I giudizi più severi sono andati a The Loneliest Planet (Un soporifero viaggio verso il nulla, Un lungo tedioso viaggio per un momento d'intimità e un bacio strappato; Stalker di Tarkovskij era un'altra cosa), Cowboys & Aliens (Non basta Harrison Ford per rendere un film un bel film. Putroppo, Ca***ta spaziale o ca***ta western?) e Red State (Crudo, violento, praticamente inutile, Niente di speciale come trama, ma molto bang bang splat splat).

Quotidianamente uno dei micro-recensori ha ricevuto una carta giornaliera (Pernilla, Sandro, Davide, Renato P., Fabrizio, Cinzia, lalce, Renato R.). Ma la perla della settimana è stata "Disamina animata di un'anima disanimata", folgorante gioco di parole che sintetizza egregiamente il bel film disegnato "Crulic – drumul spre dincolo". Il suo autore, Sandro Vitali, con i complimenti della redazione vince l'abbonamento generale per l'edizione 2012 gentilmente offerto dal Festival. (14:00)

Tutti i commenti

Ormai un Pardo non si nega più a nessuno. Ecco dunque anche lo Zebepardo, vittima delle proiezioni più soporifere

Il premio più meno ambito: Lo Zebedeo d'Oro di Rete Tre!
Prima o poi al vincitore dovremo consegnarlo, con tanto di foto ufficiali, sorrisi e strette di mano. Poi vagli a spiegare che si tratta del premio assegnato al film più zebedoso in concorso qui a Locarno. Vabbè, in attesa di dare a questo attesissimo riconoscimento tutti i crismi dell'ufficialità, ecco lo "zebederès" dell'edizione 2011. Andiamo in crescendo:

Zebedeo di bronzo a Low Life di Nicolas Klotz e Elisabeth Perceval (FRA): per i suoi personaggi intellettualoidi e noiosi che ti fanno venire la voglia di scappare dal cinema non appena li vedi.

Zebedeo d'argento a Les Chants de Mandrin di Rabah Ameur-Zaïmeche (FRA): praticamente un film per la tivù in cinemascope, senza però le pause pubblicitarie per riprendersi.

Tarataratarataratà, rullo di tamburi
vince a mani basse...

Zebedeo d'Oro a Tanathur di Tawfik Abu Wael (ISR/FRA/GER/PLE): perché se non c'è nulla da raccontare, tanto vale portarlo sul grande schermo.

Minzione d'onore a Cowboys & Aliens di Jon Favreau (USA): il filmazzo hollywoodiano con tanto di star in Piazza, per una sorta di fedeltà al titolo che riunisce mondi differenti, non capisce mai dove andare; se verso il trash più totale o verso il film serio. E così si perde tra effetti speciali ripetuti a nastro e stereotipi country&western&independence day. (11:00)

Ascolta la premiazione e le motivazioni
Piazza bagnata, piazza fortunata
Al di là dei giudizi di valore un dato: la Piazza pur con un’estate capricciosa e quasi mezzo festival sotto la pioggia ha registrato accessi più che soddisfacenti. Gli organizzatori del Festival hanno di che rallegrarsi: a partire dalle due serate prefestival (4'800 e 6'200 presenze, è vero l’entrata era gratuita in tempi di crisi non è un dato indifferente, ma la capacità di attrarre oltre 10'000 spettatori non è comunque scontata!) , per arrivare a Kaurismäki con 7'300 spettatori , alla serata hollywoodiana con 7'600 (tra Fevi e Piazza Grande), o all’Art d’aimer, che pur sotto il diluvio ha trattenuto in piazza 2'200 persone.
La Piazza e il suo schermo gigante sono uno degli elementi di fascino di questo Festival, capace di sedurre persino Jon Favreau che l’ha immortalato in un Tweet, e il pubblico lo sottolinea non abbandonandola neppure con il maltempo. D’altronde è estate e i capricci del cielo fanno parte del gioco. Se una cosa si può chiedere è solo di renderlo meno umido facilitando la vita di chi sfida nuvole e temporali attrezzato di ombrello e mantellina. Magari fornendo qualcosa con cui asciugare le sedie ora che il patinato Pardo Live non serve più allo scopo….

Monica Bonetti (10:00)

''Locarno? Ottimo!''
..."Piazza Grande? Ottimo!", "Saya Zamurai? Ottimo ottimo!": al giapponese Hitoshi Matsumoto, regista del film di venerdì sera in Piazza, è bastata una parola in italiano per conquistare il pubblico di Locarno insieme ai suoi attori. Elegantissima nel suo vestito blu, la giovanissima protagonista ha colpito con un discorso di straordinaria maturità, facendo da contraltare allo sdentato interprete del samurai Kanjuro, non un attore professionista, ma tanto emozionato da non riuscire quasi a pronunciar parola.

Con la sua travolgente simpatia il cast nipponico è riuscito a rubare un po' la scena nientemeno che a Claudia Cardinale. La 73enne - "la mia attrice preferita", ha confessato Olivier Père - era salita in precedenza sul palco a ritirare il secondo Pardo alla carriera di questo festival, dopo quello attribuito a Bruno Ganz. "È un Gattopardo?", ha chiesto emozionata, ricordando l'opera che ne ha lanciato la straordinaria carriera insieme a "Otto e mezzo" di Fellini, girato in contemporanea. Correva l'anno 1963. (09:00)

La cronaca di SwissTxt
Le coup de coeur du directeur - Et si on vivait tous ensemble?
Un «coup de coeur» è un innamoramento subitaneo, una simpatia immediata, un'irrazionale e totale adesione a un'idea, un'oggetto o una visione. Se è difficile a volte spiegare perché un'immagine ci ha sedotto o emozionato, è un privilegio comunicarla e condividerla.
Un privilegio tanto più privilegiato perché a regalarci giorno per giorno i suoi «coup de coeur» è «monsieur le directeur» Olivier Père che suggerisce il film imperdibile della giornata... (08:30)
Ascolta Olivier Père
Il Festival dei piccoli
Anche gli spettatori più giovani da ormai vent'anni possono gustare l'ambiente magico della Piazza grande grazie alla proiezione della domenica sera organizzata dal Gruppo genitori locarnese (www.ggl.ch).
Vent'anni sono una generazione, ed è dunque comprensibile che possa venir riproposto uno dei film piú belli delle passate edizioni: "L'incredibile volo" di Carrol Ballard, pellicola del 1996 tratta da
una storia vera. Sopravvissuta all'incidente in cui è morta la madre, Amy, 13 anni, lascia la Nuova Zelanda per andare a vivere con il padre in una fattoria dell'Ontario. Ma la sua vita è molto diversa; a risollevarla dalla tristezza arriva la scoperta di alcune uova di oca selvatica. Scoperto quanto siano importanti quegli animali per la figlia, il padre escogita un piano: costruisce due deltaplani a motore con cui guidare le oche a migrare verso sud. "L'incredibile volo" è un film che a immagini di straordinaria bellezza unisce una grande lezione d'amore per il creato e la natura. L'appuntamento è per domenica 14 agosto alle 21 in Piazza Grande a Locarno (o al FEVI se piove). Prevendita: Ente Turistico Lago Maggiore. (08:00)
Leggi, ascolta e guarda anche...
Bilancio finale della 64. edizione del Festival di Locarno | LA 1, 14 agosto ore 19.05
Cronaca live di Moira Bubola e Marco Zucchi | Rete Uno, 13 agosto ore 21.00
Intervista a Stéphane Robelin, regista del film di chiusura in Piazza Grande | Rete Due, 13 agosto ore 18.00
I critici cinematografici e Olivier Père ospiti in diretta per il bilancio del Festival | Rete Uno, 13 agosto ore 13.00
Gli articoli sul Festival curati dalla redazione del Teletext RSI
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Cinema e Gioventù: un'occasione per riflettere sul cinema... e per scriverne

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