Patti chiari ha dedicato una parte dell’emissione allo scandalo dei Brunelli di Montalcino, sospettati di essere stati tagliati nel 2003 con uve non previste dal disciplinare della DOCG.
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta della magistratura italiana. Il reato ipotizzato è quello di frode in commercio, per un ammontare di diversi milioni di euro.
Proprio per questo motivo i colleghi Igor Staeheli e Leonardo Colla si sono recati sul luogo di produzione, Montalcino (Toscana), a caccia dei nobili vini sospettati di violare le leggi e a raccogliere testimonianze dalla gente del posto.
Tra gli abitanti c’è chi è arrabbiato, chi non ci crede, chi colpevolizza i giornalisti.
Tra i produttori c’è invece anche chi si è lasciato scappare qualche informazione in più.
Il Sangiovese è un vitigno molto difficile da coltivare, e il clima ha una grande influenza sulla produzione. Nel 2003, a causa della siccità, le rese sono state molto basse. Per questo si suppone che alcuni grandi produttori abbiano voluto aumentare il volume di produzione utilizzando altre uve, per non perdere nelle vendite.
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Importante ricordare che non c’è stata alcuna adulterazione e che quindi non c’è pericolo per la salute del consumatore.
Il Dibattito in studio:
Per il dibattito in studio abbiamo invitato il due volte vice campione del mondo dei sommelier, Paolo Basso (Ceresiovini), e si è collegato con noi da Firenze il giornalista enogastronomico, Andreas März, Direttore della rivista in lingua tedesca “Merum” (Merum).
März ha affermato che effettivamente le accuse sono plausibili, che vi è stata una “voglia di pulizia dall’interno. Non doveva essere uno scandalo, ma un atto di pulizia da parte del Consorzio”.
Nella trasmissione si è sottolineata l’importanza per il consumatore di essere informato, di sapere cosa acquista e la qualità del prodotto. Anche Paolo Basso ha ribadito questo importante concetto: “il consumatore ha diritto ad un Sangiovese al 100%”.
Lo scandalo ha toccato pochi produttori, ma il problema è che ad essere coinvolte sono proprio le grandi case (stando alle indiscrezioni giornalistiche si tratterebbe di: Castello Banfi, Antinori, Frescobaldi, Argiano). Quindi “anche se solo pochi produttori hanno tagliato il vino, in commercio ve ne sono milioni di bottiglie”, ha spiegato Basso.
Vini che i consumatori acquistano condizionati, secondo Andreas März, dai giornali importanti. A giocare un ruolo centrale nel decidere il destino di un vino sarebbero proprio i giornalisti, in quanto: “Il pubblico segue le guide, e di conseguenza i produttori. Piacere ai giornalisti è molto importante”, ha spiegato, e “questi vini sono spesso fra i più premiati”.
Il consiglio di Paolo Basso è stato quello di rivolgersi sempre a degli specialisti quando si intende acquistare un vino costoso.
La degustazione:
Nel corso della trasmissione Patti chiari ha sottoposto ad una degustazione alla cieca dei Brunelli di Montalcino, tra cui anche alcuni di quelli sospettati.
Questa degustazione è stata condotta in studio dal grande sommelier Paolo Basso.
I Brunelli sottoposti al test sono stati otto: Poggio di Sotto, Casanova di Neri, Quercecchio, Col d’Orcia, Val di Cava, Castello Banfi, Castel Giocondo di Frescobaldi, Argiano.
Tra questi anche 3 dei vini ( Castello Banfi, Castel Giocondo di Frescobaldi e Argiano) sospettati di non essere in regola col rigoroso disciplinare del Brunello di Montalcino, che prevede la vinificazione solo ed esclusivamente con uve Sangiovese.
Benché März avesse scommesso che Basso non avrebbe individuato i vini sospettati, il Sommelier ha identificato le tre bottiglie che non corrispondono alle caratteristiche del sangiovese, inserendole negli ultimi tre posti della classifica.
Alla lista dei vini sotto accusa mancava il Brunello della casa Antinori, che la trasmissione non è riuscita a reperire sul mercato.
In allegato, la classifica ed i commenti del pluripremiato sommelier.
NOTA DELLA REDAZIONE:
Qualche membro della comunità ha sollevato dubbi sull'anonimato del test di degustazione. Ci teniamo a specificare prima di tutto un aspetto: ogni test, ogni analisi, ogni nostra presa di posizione è fatta con il solo e unico scopo di difendere il consumatore. Non abbiamo interessi da difendere, né qualcuno da proteggere. Ogni volta che esprimiamo le nostre valutazioni siamo nel mirino di chi critichiamo, rischiamo denunce, attacchi di ogni tipo, ma tutto questo fa parte del nostro ruolo, che è quello di difendere e rappresentare il cittadino, attraverso informazioni chiare e trasparenti.
Anche in questo caso ci siamo comportati in maniera assolutamente corretta. Le informazioni sulla marca dei vini e sull'abbinamento numerico degli stessi era in possesso del produttore della trasmissione e di una assistente di trasmissione che, in regia, compilava in diretta la classifica. Ovviamente quando il sommelier Paolo Basso ha scelto la bottiglia numerata, in regia hanno iniziato a scrivere il nome della marca abbinata a quel numero. Ecco spiegato l'arcano.
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| CLASSIFICA_BRUNELLO_DI_MONTALCINO_2003.pdf | 271.49 KB |
commenti
scritto da Roberto Giuliani
Nel Brunello c'è il tranello
Sono d'accordo con Andreas März, che conosco e stimo, non vi è dubbio che l'aggiunta di altri vitigni nel Brunello è un reato e va perseguito, ma è altrettanto vero che la normativa attuale, sia europea che italiana, consente una serie di pratiche enologiche invasive che alterano non poco le caratteristiche dei vini. Tanto è vero che lo stesso Basso ha parlato di "non tipicità", che è cosa diversa dal riconoscere caratteristiche organolettiche appartenenti ad altri vitigni (cosa assolutamente possibile epr chi è abituato a degustare migliaia di vini all'anno).
Personalmente posso dire che nelle mie ripetute esperienze toscane, ho percepito degustando alla cieca i vini di Banfi, Frescobaldi e Antinori (Argiano no, piuttosto Casanova di Neri) senza alcun dubbio note aromatiche che non appartengono al sangiovese ma piuttosto a cabernet e merlot. Credo che l'inchiesta debba andare avanti senza interruzioni e "aggiustamenti", perché il consumatore ha tutto il diritto di sapere cosa beve, tanto più quando esborsa somme non proprio "leggere".
Aggiungo, e mi scuso se sono prolisso ma ritengo vada detto, che la normativa deve cambiare, almeno la nostra, poiché oggi è consentito (salvo nei casi in cui è espressamente vietato dal singolo disciplinare) l'utilizzo fino al 6% di mosto concentrato rettificato (MCR) senza che sia specificato da quali uve deve essere ottenuto. Questo 6% cento, proprio perché è concentrato, altera fortemente le caratteristiche del prodotto finale, ma questo è attualmente del tutto legale. Quindi se nel Brunello viene aggiunto il 6% di MCR ottenuto da merlot o negroamaro o da qualunque altro vitigno, gli effetti sul vino sono considerevoli, e tutto questo è attualmente legale!
scritto da Anonymous
trasmissione Patti chiari dedicata al Brunello
complimenti per la trasmissione, la cui registrazione ho potuto vedere solo oggi. Ne ho parlato sul mio wine blog Vino al Vino - www.vinoalvino.org che é stato tra i primi, oltre un mese fa a scrivere dell'inchiesta in corso sui Brunello di Montalcino "taroccati". Il link diretto é:
http://vinoalvino.org/blog/2008/04/nel-brunello-c%e2%80%99e-il-tranello-...
cordialità
Franco Ziliani
scritto da Anonymous
Brunello Taroccato.
Ho appena visto la replica del vostro servizio e vorrei contestare alcuni punti.
1.-Lla ditta per cui lavorava il Sig Basso, fino a circa 5 anni fà era il distributore per il Ticino di Castelgiocondo. non mi venga a dire che non lo ha logiato anche lui, come hanno fatto gran parte delle guide enologiche visto che sul suo Catalogo una Magnu m la vendevano anche a 400 CHF.
2.- come ha detto anche Andrea Merz, Il Brunello di Montalcino ha colori più granati, é chiaro che l'apporto di altri vitigni ne intensifica il colore. Quindi già all'occhio un degustatore bravo come Basso di cui ne riconosco tutte le qualità avrebbe dovuto farne una prima selezionarli. In oltre, essendo al corrente della prova che lo aspettava, gli bastava acquistarli il giorno prima in un grande magazzino i vini incriminati e degustarli. Grazie alla sua memoria la degustazione in televisione ne veniva facilitata. Purtroppo conosco diversi trucchi per facilitare i risultati.
3.- Avete dimenticato di dire che il Brunello Casanova di Nei, Che personalmente ritengo tra i migliori, e giunto nei primi tre posti, é uno dei Brunelli sotto osservazione per doping, si tratta della 5 azienda incriminata.
4.- avete paragonato aziende di dimensioni ed esposizioni diverse una dall'altra, ma questo fa parte del gioco.
5.- La tipicità é una cosa astratta, il produttore é obbligato a seguire il mercato per quanto ne dicano certi puristi. L'errore che tali produttori hanno fatto, é quello di non aver fatto pressione al consorzio del Brunello, per adeguare il disciplinare alle richieste del mercato, Il Chiantio insegna. Non é scritto da nessuna parte che fra 100 anni il Brunello dovrà essere fatto solamente con Sangiovese. Si potrebbe già discutere se tutto il Sangiovese piantato a Brunello sia discendente del Sagiovese grosso.
A volte bisogna evitare dei sensazionalismi sopratutto come ha fatto l'espresso, uscendo al primo giorno del Vinitaly con storie che avevano già qualche mese di vita.
Saluti
Andrea Conconi