Gregor von Rezzori

Gregor von Rezzori: ultima fermata Lolitaland

di Mattia Mantovani

BLU COME UN’ARANCIA
Da lunedì 22 a venerdì 26 maggio 2017 alle 10:35
Replica il giorno seguente alle 01:30

Letture di Matteo Carassini

 

Nato nel 1914 a Cernowitz in Bucovina, agli estremi confini dell’impero austroungarico al tramonto, e morto nel 1998 nella sua casa di Donnini nei pressi di Firenze, dove ha trascorso l’ultimo trentennio della propria vita, Gregor von Rezzori è stato lo scrittore che forse più di ogni altro è riuscito a cogliere e rappresentare la fine di quello che Stefan Zweig aveva definito «il mondo di ieri». Ma a differenza di molti suoi contemporanei, che hanno vissuto quella fine in maniera comprensibilmente tragica e disperata, Rezzori lo ha fatto con ironia, con distacco, con l’amara consapevolezza che ormai è purtroppo impossibile tracciare la linea di confine che separa tragedia e commedia. L’ha fatto coi suoi romanzi più celebri, “Un ermellino a Cernopol”, “Edipo a Stalingrado” e il monumentale “La morte di mio fratello Abele”, ma l’ha fatto in maniera estremamente diretta anche con “L’ultima fermata”, un romanzo del 1986 recentemente riproposto in italiano dalle edizioni Guanda nella bella e congeniale traduzione di Andrea Landolfi. La serie di questa settimana, curata da Mattia Mantovani, prende spunto da questo romanzo, che nella versione originale si intitola “Kurze Reise übern langen Weg” (letteralmente: “Breve viaggio in un lungo cammino”) e propone un viaggio in cinque puntate in quella che lo stesso Rezzori, parafrasando il suo maestro e modello Nabokov, ha definito Lolitaland, Terra di Lolita, l’Occidente delle anime sazie  dove concretezza e astrazione, vita e rappresentazione sembrano fondersi in qualcosa di non meglio definito e definibile: la Terra di un futuro che è già presente.

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