Antonia Arslan - “La masseria delle allodole” (dettaglio copertina) (rizzoli.eu)

Metz Yeghérn (Il grande male)

Il genocidio armeno raccontato da Antonia Arslan, di Anna Casanova

LASER
Lunedì 24 aprile 2017 alle 09:00
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Dai modi gentili e accoglienti, dotata di un’acuta lucidità e incantevole arte narrativa che ti inchioda per ore all’ascolto delle sue storie, la scrittrice padovana, d’origine armena, Antonia Arslan, che abbiamo incontrato il mese scorso nella sua elegante casa, ci svela che, negli anni novanta, traducendo il poeta armeno Varujan (di cui sentirete due poesie “Notte sull’aia” e “Ritorno” tratte dalla raccolta “Il canto del pane”, casa editrice Guerini) scoppiò in lei la voglia di scrivere l’epopea del popolo armeno, la storia dei suoi avi, il loro tragico destino.

“Grazie alla sue poesie avevo un’immagine concreta, immediata, della vita del popolo armeno. Immergendomi nelle sue parole, il ricordo si è gonfiato, come se questi ricordi avessero ricevuto acqua, ricordi appassiti che ricevevano vita, linfa che entrava”.

E così da allora Antonia Arslan non si è più fermata e come un fiume in piena ha narrato incessantemente il destino del suo popolo, la storia della sua famiglia, l’efferatezza del genocidio magistralmente reso nel suo primo romanzo “La masseria delle allodole” (2004) successo internazionale e ormai longseller. Serie armena che è proseguita poi con altri romanzi quali “La Strada di Smirne” (2009), “Il rumore delle perle di legno” (2015).

Il genocidio armeno fu il primo genocidio del XX secolo e la giornata di oggi, 24 aprile, è commemorata ogni anno da tutta la comunità armena del mondo, come il Giorno della memoria del genocidio armeno in quanto il 24 aprile 1915 iniziò, da parte dell’Impero ottomano, l’eliminazione sistematica degli armeni con la cattura e deportazione dell’élite di Costantinopoli.

Partendo dal suo ultimo libro “Lettera ad una ragazza in Turchia” (2016) con la scrittrice Antonia Arslan abbiamo ripercorso il progetto culturale della sua bisnonna Iskuhì, il triste destino della sua parente Noemi, ma anche i corsi e ricorsi storici della banalità del male, la forza della memoria tramandata dal “riservato e previdente” nonno Yerwant con cui suggellò una speciale alleanza durante i bombardamenti su Padova nell’aprile del’45. E sarà proprio ad Antonia, bimba di otto anni, che il nonno Yerwant, durante una vacanza, con voce “bassa e vibrante”, svelerà le immagini di questa Patria perduta e il suo “tormento profondo”.

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