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L’uguaglianza dei redditi è possibile anche con le tasse basse

di Marco Salvi

Plusvalore
Lunedì 11 settembre 2017 alle 12:20

 

In Svizzera, un’ampia fetta dell’opinione pubblica - e persino alcuni cronisti di “Plusvalore” - è convinta che le disuguaglianze siano in aumento. La realtà statistica è però ben altra: negli ultimi decenni il divario fra ricchi e poveri nel nostro paese non è cresciuto.

Prendiamo ad esempio una misura standard delle disuguaglianze: il coefficiente di Gini dei redditi disponibili. Secondo l’Ufficio Federale di Statistica, nel 2015 esso raggiungeva lo 0,29 - esattamente lo stesso valore dell’anno 2000. (Per spiegarci: il valore 0 corrisponde a una situazione in cui tutti percepiscono esattamente lo stesso reddito; mentre il valore 1 indica una situazione dove una sola persona percepisce tutto il reddito del paese).  

Nel confronto internazionale lo 0,29 svizzero non è bassissimo. Nei paesi nordici, il coefficiente di Gini si aggira intorno allo 0,24. Ma a differenza di Svezia, Norvegia o Danimarca, il nostro paese riesce ad avere una distribuzione assai uniforme dei redditi senza tassare pesantemente i propri cittadini. In altre parole, anche prima dell’intervento redistributivo dello Stato, i redditi sono ripartiti in modo piuttosto egualitario.

Come mai? A ben guardare, il segreto svizzero risiede nel mercato del lavoro che garantisce salari uniformemente elevati e un tasso di occupazione molto alto, complici un sistema di formazione di buona qualità, un partenariato sociale funzionante e un livello di tassazione che non scoraggia lo sforzo. Questa “formula magica” permette sia di raggiungere un livello di redditi elevato in confronto internazionale che una distribuzione dei redditi equilibrata. Una caratteristica che merita di essere meglio apprezzata - e soprattutto difesa.

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