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Forse che forse, per i social si avvicina la resa dei conti

Sembrerebbe che Facebook, Twitter, Snapchat e compagnia stiano attraversando i problemi dell'età adulta.

venerdì 16/06/17 10:21 - ultimo aggiornamento: venerdì 16/06/17 10:25

-Twitter: io sono più arguto di te

-Instagram: la mia vita è più meravigliosamente splendida della tua 

-Pinterest: i miei interessi sono più meravigliosamente splendidi dei tuoi

-Snapchat: sentirsi giovani, anche da tardoni

-Facebook: siamo tardoni ma non lo diamo a vedere

-Linkedin: io non sono nulla di ciò che avete visto su Facebook

Ho messo giù questo specchietto ieri sera, probabilmente dopo un colpo di calore. Giudizi che da un po' mi frullavano in testa e che ho voluto trasformare in un post su Faccialibro. Tutto sommato, emerge da queste definizioni (tagliate con l'accetta, certo, e soggettive) l'aspetto ipercompetitivo dei social. Che si tratti di status, di età, di avvenenza, di figaggine di qualcosa non-importa-cosa, i social sono una gara di massa a colpi di post.

Negli ultimi tempi sono usciti un paio di articoli sugli effetti deleteri di un paio di social, nella fattispecie le due punte di diamante della Premiata scuderia Zuckerberg, Facebook e Instagram. È saltato fuori che se il tuo post su Facebook non prende i like attesi (perché siamo diventati un po' tutti esperti di comportamenti in rete) puoi starci male, mentre Instagram è il social che più di tutti butta a terra il morale dei giovani.

In un calderone totalizzante come quello dei social abbiamo buttato di tutto: le speranze di trovare l'amore, di fare i soldi, di diffondere un'idea o un ideale, di mostrare quanto siamo belli e intelligenti e quanto lo sono i nostri cani e gatti. Di trovare la verità. Quello che non abbiamo afferrato nella sua essenza, mi pare, è che i social sono prima di tutto un gioco. Forse addirittura un giocattolo.

I social sono macchine da soldi, ma anche in questo caso l'espansione non può durare all'infinito. Tant'è che ieri, a Wall Street, il titolo legato a Snapchat è tornato ai livelli d'emissione. Gli analisti dicono che il social del fantasmino cresce troppo lentamente. Su quanto crescano - o decrescano - gli utenti, che si mettono orecchie e naso da cane e vomitano arcobaleni, ancora nessun analista (di quell'altro tipo) si è espresso.

Ora che hanno raggiunto una rispettabile maturità, anche per le creature di Zuckerberg, Dorsey e compagnia si avvicina la resa dei conti. Così saltano fuori le ricerche che mostrano come senza Facebook, per esempio, ci si roda di meno il fegato per l'invidia. Una cosa sperimentata in Danimarca. D'altronde per chi ha basato tutto sui giudizi, il Giudizio sarà una tappa obbligatoria.

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