La Catena della Solidarietà per i profughi siriani

L'approfondimento delle 8.20 in Albachiara

lunedì 27/04/15 08:20

Questa settimana la dedichiamo alla campagna lanciata dalla Catena della Solidarietà in favore dei profughi siriani. Una campagna che vista l’eccezionalità e la gravità della crisi umanitaria che si deve affrontare è stata lanciata in collaborazione con altre 8 organizzazioni partner e con la quale si vuole rinnovare l’appello alla ricerca di fondi.

(Seguendo il link potete trovare tutte le modalità per effettuare un versamento)

In Siria siamo entrati nel quinto anno di guerra, una guerra di cui parliamo quasi quotidianamente nei radiogiornali e nei telegiornali, ogni giorno con un piccolo aggiornamento, ma il quadro generale è così vasto e complesso che spesso ci sfugge. E ancor più imponente è diventata l’emergenza dei profughi, scappati dalla Siria verso un altrove in cerca di un presente e un futuro migliori, ma spesso confinati in un limbo. Guardiamo le cifre: i dati ufficiali parlano di 4 milioni di rifugiati fuggiti dal paese, altri 7 – forse 8 – milioni sono i rifugiati interni al paese, gli sfollati. Tra i paesi che maggiormente si sono fatti carico di accogliere chi era in fuga ci sono il Libano e la Turchia. In Libano sono 1milione e 200 mila i rifugiati siriani registrati presso l’UNHCR, in Turchia sono 1,8. Ma se guardiamo alla popolazione locale, in Libano c’è la più alta concentrazione di rifugiati. Si calcola che per ogni 3,5 libanesi ci sia un rifugiato registrato dall’agenzia ONU. Ma i numeri non bastano, queste cifre sono e diventano persone. Alcune di queste le ha incontrate il nostro inviato in Libano Emiliano Bos.

Nell'ambito della nostra settimana tematica dedicata alla crisi siriana, siamo andati alla scuola media di Besso, dove gli allievi, al rientro dalle vacanze di Pasqua, hanno trovato una grande tenda nell’atrio della scuola. “Abbiamo desiderato riprodurre cosa può significare vivere nella tenda di un campo profughi”, ci ha spiegato il direttore dell’istituto Patrick Gobbi, per aiutare i ragazzi a capire. Francesca Calcagno ha trascorso la mattinata con gli allievi di quarta media, che, grazie al documentario “Il futuro alle spalle” e le foto di Luigi Baldelli, si sono interrogati sulla difficile situazione di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese.

Nell’ambito degli approfondimenti che vi stiamo proponendo sui profughi siriani, stamattina abbiamo voluto raccontarvi di un progetto nato a Lugano che mira all’integrazione attraverso lo scambio di competenze, di capacità e di conoscenze di 15 diverse etnie. Tra le tante proposte ci sono le “colazioni siriane”: momenti privilegiati per donne giunte in Svizzera da qualche anno e che grazie al cibo tessono legami. Per saperne di più, Elizabeth Camozzi si è spostata al Centro “Il Tragitto” di Cassarate dove ha incontrato una delle promotrici del progetto, la pedagogista  Verena Petrocchi.

Circa un anno fa avevamo seguito la nascita dell' associazione Hayat che in collaborazione con il Cantone, si era impegnata per trovare  alloggi individuali ai profughi siriani e fornire loro una rete di sostegno e integrazione. Maria Pia Belloni ci aveva raccontato le storie, i drammi  di queste persone in fuga via Libia, dove sono stati tenuti come schiavi in fattorie per mesi in attesa di salpare e attraversare il mediterraneo a bordo di barche sconquassate, rischiando di nuovo la vita. Cosa ne è di loro oggi e cosa ne è del progetto Hayat, ce lo raccontano gli stessi protagonisti.

 

DAI NOSTRI ASCOLTATORI

Serena è una nostra fedele ascoltatrice: lavora all'Università di Zurigo e si occupa di storia e studi islamici, in particolare diritto islamico. Ci ha scritto: "Visto che questa settimana l'approfondimento di Albachiara è dedicato ai profughi siriani, ho pensato che poteste aver voglia di leggere questa poesia anonima, che io e mio marito abbiamo tradotto dall'arabo". Eccola per voi.

Mi dispiace mamma,

perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.

Mi dispiace mamma,

perchè non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.

Non ti rattristare se non trovano il mio corpo,

cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,

perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.

Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri...

Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti...

A proposito... i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,

perchè sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:

una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film...

una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti...

Mi dispiace fratello mio,

perchè non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese

per farti divertire un po’ prima della laurea...

Mi dispiace sorella mia,

perchè non potrò mandarti il cellulare con l'opzione WiFi, come quello delle tue amiche ricche...

Mi dispiace casa mia,

perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.

Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,

perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.

E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perchè io non sarò un croce per voi.

Ti ringrazio mare,

perché ci hai accolto senza visto né passaporto.

Vi ringrazio pesci,

che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.

Ringrazio i mezzi di comunicazione,

che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.

Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.

Mi dispiace se sono affondato in mare.

Immagina...

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