Cacciatori di talpe della Valle di Blenio

Fino al 2003, una pratica di vita rurale che oggi non c’è più

domenica 18/06/17 12:10
Soggetti Smarriti, Talpe, 18.06.17

Un musetto simpatico, una pelliccia morbidissima e le caratteristiche zampette in grado di scavare lunghissime gallerie sottoterra. La talpa è un mammifero molto diffuso alle nostre latitudini e lo sa bene chi ha un giardino e prova in ogni modo a tenere lontano questo animale dal suo prato. Lo sanno bene gli agricoltori che fino a un non lontano passato dovevano fare i conti con le zolle di talpa che riempivano i campi e che incontrando la falce le toglievano il filo. Un vero problema per i contadini, tanto che in Valle di Blenio, ma non solo, l'autorità comunale decise di ripagare le persone che davano la caccia a questi mammiferi.

Un franco di indennizzo

I cacciatori ricevevano 50 centesimi per ogni talpa uccisa. Il problema fu portato anche all'attenzione del Cantone che, tramite decreto, decise quindi di contribuire. Ad Olivone, come racconta Giovanni Canepa segretario comunale dal 1973 al 2006, si passò da 50 centesimi a 1 franco. Per ricevere questo indennizzo bisognava uccidere la talpa e portare in cancelleria, come prova, il paio di zampe anteriori della bestiolina. In Valle erano in particolare i ragazzini a cacciare le talpe, in primavera e estate. Era un modo per guadagnare qualche franco. Anche i contadini, nelle giornate di pioggia, quando non erano impegnati con gli animali e campi si dedicavano alla caccia, diventando dei veri esperti nelle varie tecniche: il colpo di tallone, per quelli veramente bravi, il colpo di zappa, oppure le trappole, la tecnica più usata.

(RSI)

 

Le ultime zampe

Oggi il modo di lavorare la terra è cambiato. La falce non si usa quasi più. La caccia alle talpe, sempre presenti, non è più una necessità. Il cantone e i comuni non indennizzano più i cacciatori di talpe. Giovanni Canepa è stato quindi l'ultimo segretario comunale di Olivone a pagare i ragazzi che portavano le zampette di talpa in cancelleria e lo ha fatto fino al 2003, nonostante di fatto l'indennizzo non c'era più. Un modo per mantenere viva la tradizione rurale.

Giovanni Canepa (RSI)

 

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