Vladimir Ashkenazy

PrimoPiano Ashkenazy - Arabeschi, danze, fantasie

Domenica 26 aprile, ore 17:00, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

SOLISTI

VLADIMIR ASHKENAZY PIANOFORTE

VOVKA ASHKENAZY PIANOFORTE

DIMITRI ASHKENAZY CLARINETTO

 

ROBERT SCHUMANN 1810–1856
- Drei Romanzen op. 94 per clarinetto e pianoforte (1849)

ALBAN BERG 1885–1935
- Vier Klavierstücke op. 5 per clarinetto e pianoforte (1913)

KURT WEILL 1900–1950
- Suite da Die Dreigroschenoper per clarinetto e pianoforte (trascr. Martin Reiter) (1928)

GEORGE GERSHWIN 1898–1937
- Three Preludes arr. James Cohn per clarinetto e pianoforte (1926)

SERGEJ RACHMANINOV 1873–1943
- Danze Sinfoniche op. 45 per due pianoforti (1940) 30’

 


Passata l’onda d’urto del 1848, Schumann sembrò cercare la dimensione ‘innig’, interiore, e domestica con un ritorno alla musica da camera e alla forma breve; in questo florilegio rientra anche l’op. 94, regalo di Natale del 1849 per la moglie Clara. Nato per oboe, ma fortunatissimo sia nella versione per violino sia in quella per clarinetto, questo trittico rinnova la poesia del primo Schumann sia nel duettare intenso del primo brano, sia nel tema mobilissimo e seducente del secondo, sia nella variabilità di andamento quasi parlante dell’ultimo.
A questa dimensione privata e lirica appartengono anche i Vier Klavierstücke op. 5 di Berg, spingendo tuttavia la ‘brevità’ ai confini dell’aforisma: ogni brano è un condensato di idee, dove tutto si collega e nulla si ripete; per questa sua difficoltà d’ascolto l’op. 5, pur essendo del 1913, fu eseguita solo nel 1919 nel circolo (‘Verein’) fondato a Vienna da Schoenberg, dedicatario e forse ispiratore di questo lavoro. Nella Suite da Die Dreigroschenoper il clarinetto sfodera invece il suo volto più beffardo, in un clima tra popolare e jazzistico che riprende alcuni momenti memorabili dalla celebre opera su testo di Bertolt Brecht, qui nel graffiante, recente arrangiamento di martin Reiter. Non lontani da questo clima sono i Three Preludes di Gershwin (1926) nella versione adattata allo stesso organico (in origine sono invece per pianoforte). Il clarinetto intona le linee sfuggenti e cangianti della melodia, con frequenti incursioni al grave, mentre il pianoforte si concentra sulla componente ritmica, dal charleston al blues fino allo scatenato fox trot finale, in un ballo di cui il clarinetto diventa la danzatrice solista. Di carattere molto diverso sono le Danze Sinfoniche, composte nel 1940 da Rachmaninov come vera e propria sintesi della propria arte, all’insegna di una ricchezza interna testimoniata anche dal titolo originario di Danze fantastiche. La versione per due pianoforti nasce con quella orchestrale; l’autore riconduce così la partitura verso il suo strumento d’elezione, riservandosi anche la gioia di eseguirla di persona: cosa che fece in coppia con Horowitz, ma solo in forma privata, mentre il pubblico poté conoscere il lavoro nella veste orchestrale sotto la direzione del dedicatario Eugene Ormandy (Philadelphia, 3 gennaio 1941). La prima Danza si chiude con una citazione dalla sfortunata Sinfonia n. 1, che era costata a Rachmaninov un esaurimento nervoso; la seconda ricorre a un valzer cupo, mentre la terza sovrappone (un po’ come nel finale della Sinfonia fantastica di Berlioz) il tema del Dies irae con quello di un canto alleluiatico ortodosso, che conclude il lavoro nel segno della speranza.
Elisabetta Fava

 

Primo Piano Ashkenazy - Dal 2012 Primo Piano Ashkenazy propone – nella sede dell’Auditorio Stelio Molo RSI – concerti cameristici con artisti della grande famiglia Ashkenazy. Quest’anno i concerti avranno luogo sabato 25 aprile alle 20.30 e domenica 26 aprile alle 17.00. e vedranno sul palco nel primo appuntamento il rinomato violinista russo Boris Belkin accanto a Vovka Ashkenazy e nel secondo appuntamento la famiglia Ashkenazy al completo con Vladimir e Vovka al pianoforte e Dimitri al clarinetto.

 

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due e in streaming radio

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

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