González

Al di là degli umori del pubblico

Venerdì 6 marzo, ore 20:30, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA

DIRETTORE
PABLO GONZÁLEZ

SOLISTA
LUISA CASTELLANI SOPRANO

 

PAUL HINDEMITH 1895–1963
- Kammermusik n. 1 per 12 strumenti op. 24 (1922)

MANUEL DE FALLA 1876–1946
- Siete canciones populares espanolas per voce e orchestra (orch. Berio) (1978)

FELIX MENDELSSOHN 1809–1847
- Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 La Scozzese (1829)

 

Tra fischi, insulti e boati, nella baraonda generale cominciano a volare sedie. Non siamo in un locale malfamato, bensì in una rinomata sala da concerto di Monaco di Baviera, una sera del 1923. A provocare tale scompiglio è la Kammermusik n. 1 di Paul Hindemith, un’opera il cui titolo, ‘musica da camera’, allude a un genere serio, classico, composto, ma la cui musica è tutt’altro: irriverente, chiassosa, spumeggiante, con un apparato percussivo a dir poco sfacciato per l’epoca, comprendente una sirena e una scatola di latta riempita di sabbia.
A Hindemith piace flirtare con la ritmica sfrontata del jazz da un lato e con lo spirito frivolo della musica leggera americana dall’altro, arrivando a citare la melo-dia di un foxtrot molto in voga nelle sale da ballo di quegli anni.
È troppo per un pubblico tedesco tradizionalista come quello di monaco e in una sera Hindemith diventa l’“enfant terrible” degli anni ’20. Stessa nazione, un secolo prima: Felix Mendelssohn, giovane dall’animo nobile, cerca ispirazioni per una nuova sinfonia. La sua non è un’epoca di grandi provocazioni, ma è un’epoca di grandi ideali, di grandi sentimenti. Lo ispireranno i paesaggi brumosi della Scozia, le sue vallate verdeggianti e le sue antiche pietre ricoperte di edera e mistero. Il successo della sua Sinfonia Scozzese è enorme e in breve tempo l’opera infiamma le sale di tutta Europa. Quale è invece l’ispirazione che accompagna Manuel de Falla nel 1914 di ritorno da un soggiorno di sette anni a Parigi, capitale delle avanguardie europee? Cosa si aspetta il pubblico di madrid dal figliol prodigo la sera del suo primo concerto in patria?
Probabilmente qualcosa di “nuovo”, o almeno qualcosa di parigino.
Ma dov’è Parigi? E le avanguardie? Le Siete canciones populares españolas sono la cosa più spagnola che abbia mai composto. Scritte per mezzosoprano e pianoforte e rielaborate nel 1978 da Luciano Berio in un’orchestrazione di grande effetto, le sette canzoni riprendono melodie popolari provenienti da diverse regioni spagnole, in particolare dall’Andalusia con la sua grande tradizione del “cante jondo”. In realtà De Falla non si limita a fare semplici trascrizioni di arie popolari: riesce a cogliere lo spirito più profondo e primitivo del canto e delle danze spagnole, l’espressività delle voci, il colorito delle tipiche acciaccature, la forza degli abbellimenti e la vena poetica tragico-ironica dei testi, integrandoli in uno stile alto, raffinato e fantasioso, degno di tutte le avanguardie della Ville Lumière.
Roberta Gandolfi Vellucci

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due, in streaming radio e in video streaming alla pagina rsi.ch/live-streaming/cultura/

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

Seguici con