Carydis

Esplorazioni d'ombra

Venerdì 30 gennaio, ore 20:30, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

 

ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA

DIRETTORE
CONSTANTINOS CARYDIS

SOLISTA
JAN LISIECKI PIANOFORTE

 

GUSTAV MAHLER 1860–1911
- Blumine, Andante dalla Sinfonia n. 1 (1888)

FELIX MENDELSSOHN 1809–1847
- Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in sol minore op. 25 (1831)

FRANZ SCHUBERT 1797–1828
- Sinfonia n. 4 in do minore D. 417 Tragica (1816)

 

Rimosso dalla Prima Sinfonia (forse per insistenza dell’editore) a partire dal giugno 1894, l’Andante oggi noto come Blumine esordisce con un tema cullante e quasi fiabesco affidato alla tromba sola: che nel mondo mahleriano suona sempre come una voce perduta nel tempo e nello spazio, in cui lo smarrimento del presente scava crepe insanabili dentro un’armonia soltanto illusoria.
Si sa che Mendelssohn era un talento poliedrico, baciato in fronte dalle muse, che sembravano avergli donato una vena pronta e spontanea; qualche volta lui stesso se ne stupiva, come accadde col Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra, di cui a posteriori ricordava soprattutto la facilità con cui l’aveva composto «una cosa buttata giù in fretta»; fretta, non frettolosità, visto che questo modello restò sostanzialmente uguale anche per il successivo Concerto op. 40.
Tonalità minore, movimenti collegati l’uno all’altro, nessuna cadenza, salvo piccole giunture interne che illuminano la cupezza del minore creando accesi contrasti. Il Concerto nacque nel 1830, proprio al principio del viaggio in Italia, quando Mendelssohn, nella sua discesa verso il meridione, si trovò a passare da Monaco di Baviera e rimase colpito da una giovane pianista, la diciassettenne Delphine von Schauroth, dedicataria del lavoro. Anche la prima esecuzione, diretta da mendelssohn stesso, ebbe luogo a monaco, nell’ottobre 1831, nella sala dell’Odeon strapiena e alla presenza del re di Baviera. Se la lucentezza della scrittura pianistica risente del modello di Weber, molto personale è l’attacco ombroso e marziale, un’introduzione in miniatura; dopo la parentesi lirica e dolcissima di un Andante che ha la poesia di una romanza senza parole, la chiusa è affidata a un gioioso finale, tra capriccioso e fantastico, dove tutti i colori si schiariscono. Nel caso della Sinfonia n. 4 di Schubert (scritta nei primi mesi del 1816) l’uso del modo minore ha suggerito l’appellativo di ‘tragica’, presente sul manoscritto: e tuttavia, rispetto all’uso beethoveniano della stessa tonalità, davvero così tragicamente connotata, così potente, Schubert mostra una visione diversa, più umana e palpitante, fatta di sussulti, deviazioni dalla strada maestra, sorprese sintattiche, smarrimenti. Questo si capisce fin dall’attacco, sfuggente e quasi spaventato, e si conferma lungo tutta la sinfonia col batticuore intermittente dei bassi, che trasferisce nell’ambito sinfonico la psicologia collaudata nel Lied per canto e pianoforte. Accanto a trombe e timpani (questi ultimi veri messaggeri d’oltretomba) spiccano ben quattro corni, un numero raro per l’epoca, ma usato da Beethoven nell’Eroica. Il terzo movimento è già di fatto un vero ‘scherzo’, sanguigno e febbrile, e prepara la via al finale, col suo ribollire di umori diversi e irrisolti.
Elisabetta Fava

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due, in streaming radio e in video streaming alla pagina rsi.ch/live-streaming/cultura/

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

Seguici con