Borowicz

I passi lievi della prima ballerina e le veementi falcate del demonio

Venerdì 16 gennaio, ore 20:30, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

 

 

ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA

DIRETTORE
LUKASZ BOROWICZ

SOLISTA
CHRISTIAN POLTÉRA VIOLONCELLO

 

WOLFGANG AMADEUS MOZART 1756–1791
- Idomeneo, ballabili n. 1 e n. 2 (1781)

BOHUSLAV-MARTINŮ 1890–1959
- Concerto per violoncello e orchestra n. 1 (1930)

PAUL HINDEMITH 1895–1963
- Mathis der Maler, sinfonia (1935)

 

Mozart ha venticinque anni ed è un vulcano d’idee musicali quando la corte di Monaco gli commissiona un’opera seria “alla francese”, con molti cori e un balletto. L’incarico è stuzzicante: la corte di monaco ha un corpo di balletto invidiabile, guidato da un coreografo francese, monsieur Le Grand, ha un coro strepitoso e la sua orchestra è quella di mannheim, considerata la migliore al mondo. Nasce l’Idomeneo, un’opera di quattro ore, ambiziosa, grandiosa e piena di virtuosismi strumentali chiaramente scritti per un’orchestra capace di tutto.
Nel brillante balletto spiccano la Ciaccona e il Pas seul, due numeri che insieme formano un unico pezzo sinfonico di 478 battute, probabilmente il più lungo mai scritto da Mozart. Il tema gioioso ed energico della Ciaccona, suonato dall’orchestra piena e ballato da tutti i ballerini, fa da intercalare a diversi “pas seuls” solistici, più intimi, graziosi, a tratti sognanti, creando una drammaturgia dei contrasti tutta francese – e tutta barocca. Lo stesso spirito barocco attraversa i decenni e arriva, in un periodo di modernismo sfrenato, al ceco Martinů.
Il suo Concerto per violoncello n. 1 s’ispira al concerto grosso barocco, con la tipica contrapposizione di passaggi solistici dalle sonorità sottili e il tutti orchestrale dall’energia traboccante. E lo fa con uno stile morbido, lontano da quello spigoloso di molti suoi colleghi. Di lì a poco anche Hindemith ritornerà a un linguaggio più melodioso e armonico, lui che per un decennio era stato l’“enfant terrible” della musica tedesca. Realizzerà che «nulla è più noioso e più futile della più antiquata di tutte le manie: la mania della modernità». La sua Sinfonia Mathis der Maler, ispirata a tre pannelli del grandioso altare di Issenheim dipinto da matthias Grünewald, riprende senza imbarazzo tecniche contrappuntistiche del passato, contrasti strumentali dal sapore antico e un’intensità emozionale impensabile qualche anno prima. L’apice drammatico è raggiunto nella scena delle tentazioni: selvagge e stridenti sonorità demoniache si alternano a melodie apparentemente serene che lasciano però trasparire, negli acuti dei violini, seduzioni ancora più inquietanti. Sant’Antonio sconfiggerà le lusinghe del male e le trombe intoneranno alla fine un Alleluja liberatorio ma Hindemith non riuscirà a liberarsi dei pregiudizi nazisti: etichettato come “rumorista atonale” e bandito dalle sale da concerto, se ne andrà oltreoceano a cercare nuove – e antiche – ispirazioni.
Roberta Gandolfi Vellucci

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due, in streaming radio e in video streaming alla pagina rsi.ch/live-streaming/cultura/

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

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