Bach

Tra atmosfere nordiche e melodie delle tribù indiane d'America

Venerdì 20 marzo, ore 20:30, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

 

ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA

DIRETTORE
PHILIPPE BACH

SOLISTA
DAVIDE CABASSI PIANOFORTE

 

HANS HUBER 1852–1921
- Eine Lustspielouverture op. 50 (1878)

FERRUCCIO BUSONI 1866–1924
- Fantasia indiana per pianoforte e orchestra op. 44 B (1915)

JEAN SIBELIUS 1865–1957
- Sinfonia n. 3 in do maggiore op. 52 (1907)

 

Hans Huber, nato a Basilea nel 1852, fu un raffinato Kulturmensch e forse il massimo compositore elvetico tra Ottocento e Novecento. Oggi è purtroppo dimenticato, nonostante il notevole pregio della sua produzione musicale (sinfonica, teatrale, da camera e sacra). Amico, tra gli altri, del pittore Filippo Franzoni, visse gli ultimi anni a Locarno dove compose alcune messe. Sulle rive del Verbano morì nel 1921. Huber rivestì un ruolo centrale nell’esilio a Zurigo di Ferruccio Busoni: non soltanto fu un perspicace e colto collega del sommo pianista italo-berlinese, ma anche un saggio (e a tratti severo) amico e un confidente prezioso. Densissimo e di grande interesse umano e musicologico il loro carteggio. Eine Lustspielouvertüre risale al 1878; si tratta di un preludio animato e leggero che sembra derivare dal Mattino del Peer Gynt di Edvard Grieg.
Una musica che si collega quindi alle atmosfere nordiche della Sinfonia n. 3 di Sibelius che conclude il programma. In quest’ultima travagliata composizione (composta tra il 1903 e il 1907) Sibelius mira, sorprendentemente, a un sobrio classicismo e a un disteso ottimismo che non si riscontrano nelle prime due sinfonie, di carattere spiccatamente e grandiosamente romantico e patriottico.
Per la sua pacata serenità campestre è stata soprannominata la “Pastorale del Nord”. Numerosi gli spunti melodici tratti dalla musica folklorica finlandese. Al centro del programma la Fantasia indiana di Busoni composta nel 1915 a Berlino, appena prima di intraprendere il triste viaggio d’esilio verso la Svizzera.
Questo lavoro per pianoforte e orchestra si basa su alcuni temi dei Pellirosse (raccolti da Natalia Curtis, allieva e amica di Busoni, a cui il brano è dedicato), in un’alternanza di ritmi di danza, nenie nostalgiche, pacate atmosfere campestri, spunti di carattere barbaro... Una sorta di “Pastorale degli Indiani d’America”, quindi. La partitura è superbamente cesellata, trasparente e scintillante.
Di estremo interesse la parte pianistica. Le varie esperienze di tastiera accumulate in lunghi anni di duro lavoro e le eredità pianistiche (ingente e decisiva quella lisztiana) sono filtrate dalla nuova personalità del maestro e quindi presentate sotto nuovi aspetti. magistrale l’equilibrio fra pianoforte e orchestra.
Busoni e Sibelius erano amici sin dal 1888 e il loro carteggio (in svedese, Busoni era poliglotta) è assai interessante ma purtroppo ancora inedito.
Laureto Rodoni

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due, in streaming radio e in video streaming alla pagina rsi.ch/live-streaming/cultura/

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

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