Holliger

Tra melodia e forma

Venerdì 13 marzo, ore 20:30, Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano

 

ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA

DIRETTORE
HEINZ HOLLIGER

SOLISTI
HANNA WEINMEISTER VIOLINO
GILLES VONSATTEL PIANOFORTE

 

GUSTAV MAHLER 1860–1911
- Adagietto dalla Sinfonia n. 5
(1902)

ALBAN BERG 1885–1935
- Kammerkonzert per violino, pianoforte e 13 strumenti a fiato op. 8 (1925)

WOLFGANG AMADEUS MOZART 1756–1791
- Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore KV 543 (1788)

 

Una semplice ed emozionante melodia o una complessa costruzione musicale?
Esiste un “conflitto” tra melodia e forma? Nel brano di apertura, l’Adagietto della Sinfonia n. 5 di Mahler, una sorta di breve interludio, di momento di raccoglimento (cui corrispondono la trasparente semplicità formale e l’organico ridotto, limitato ad arpa e archi), a dominare in modo chiaro è la linea melodica.
Ne risulta un clima di quiete raccolta, una visione irreale di tenerezza lontana dal tumulto dei movimenti tra cui viene a trovarsi: lo Scherzo e il Finale (Mahler compose il primo e il terzo movimento della Sinfonia n. 5 nell’estate 1901 e nell’estate successiva gli altri tre. Eseguita per la prima volta a Colonia nell’ottobre 1904, subì nel 1908 da parte dell’autore diverse modificazioni nell’orchestrazione). Nel Kammerkonzert per violino, pianoforte e 13 strumenti a fiato op. 8 di Alban Berg, invece prevale nettamente l’estremo rigore nella scrittura e architettura musicale. Il Concerto da camera si basa infatti sul numero tre e sui suoi multipli: tre movimenti, tre famiglie strumentali (strumenti a tastiera, ad arco e fiati) e struttura dell’Adagio modellata sul Lied ternario (ABA’). Il motto che funge da introduzione al primo movimento è inoltre composto da tre temi, le cui note musicali trasposte nella notazione tedesca alfabetica, danno i nomi dei tre esponenti della Seconda Scuola di Vienna: ArnolD SCHönBErG, Anton wEBErn, AlBAn BErG. È la partitura meno drammatica, più minuziosamente elaborata e la meno facile da comprendere. Tutti gli strumenti sono sollecitati fino al limite del virtuosismo, in particolare gli ottoni. È una delle composizioni più difficili di Berg. Scritta tra il 1923 e il 1925, succede all’opera Wozzeck e inaugura il periodo dodecafonico dell’autore. Nel brano conclusivo, la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore KV 543 di Mozart, terminata a Vienna nel giugno 1788, si realizza la sintesi tra l’espressiva cordialità della melodia e la maestria della costruzione.
Il clima espressivo che la caratterizza è più drammatico rispetto alle sinfonie precedenti e ricorda per certi versi quello del Don Giovanni (in questa sinfonia, come nelle successive KV 550 e KV 551, è però improprio parlare di individualismo espressivo, di autobiografismo e di confessione, in quanto sono elementi del tutto assenti nell’atteggiamento di mozart verso l’arte). La maturità di questa sinfonia e delle ultime due di mozart che seguiranno sta anche nell’aver risolto quell’apparente “conflitto” tra melodia e forma che i compositori del Novecento tenderanno ad esacerbare.
Timoteo Morresi

Il concerto sarà in diretta sulle frequenze di Rete Due, in streaming radio e in video streaming alla pagina rsi.ch/live-streaming/cultura/

Per maggiori informazioni, scarica il libretto  

Seguici con