Storia audiovisiva delle società contemporanee

La cultura al microfono della RSI durante il Novecento

Le ricche fonti audiovisive depositate negli archivi regionali della SSR sono lo spunto per sempre più numerose ricerche storiche. Una storia audiovisiva delle società contemporanee è, infatti, possibile, poiché questi documenti ci permettono di riflettere sulle pratiche, sulle rappresentazioni, sulla costruzione del Novecento.

Queste pagine web presentano alcune delle fonti utilizzate per studiare il ruolo degli interlocutori italiani ai microfoni della Radio svizzera di lingua italiana dagli anni Trenta agli anni Ottanta del secolo scorso. La ricerca realizzata da Nelly Valsangiacomo è stata pubblicata presso l’editore Casagrande di Bellinzona con il titolo «Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)».

 

Una radio di frontiere

Il federalismo della Svizzera, terra di frontiere (geografiche, linguistiche, religiose), è alla base della creazione di una radio di servizio pubblico organizzata per unità regionali, tendenzialmente autonome nelle loro scelte di programmazione. Una struttura che porterà le diverse aree linguistiche a intrecciare relazioni privilegiate con i cugini oltrefrontiera.

Sin dagli esordi nei primi anni Trenta, dunque, l’allora Radio Monteceneri si trova non solo confrontata con il mondo culturale italiano nel quale s’inserisce a pieno titolo come medium italofono, ma anche con i suoi diretti rappresentanti: uomini e donne d’arte e di cultura, molto attivi sulle sue onde.

I ricchi archivi radiofonici accompagnano le fonti scritte e permettono di ricostruire questa fondamentale presenza e seguirne l’evoluzione nel corso degli importanti mutamenti politici e culturali avvenuti. L’analisi della presenza italiana alla radio svizzera è così spunto per scoprire come il significato di cultura muti negli anni, ma anche per indagare i generi radiofonici e i diversi ruoli assunti dai protagonisti del microfono e, infine, soffermarsi sulle immagini della Svizzera e dell’Italia diffuse attraverso la radio.

 

Dall’educazione all’informazione: modi nuovi di pensare la cultura

Lo stile radiofonico e gli scopi della RSI s’inseriscono pienamente nella radiofonia di servizio pubblico sviluppatasi in Europa nell’arco del Novecento. L’evoluzione della funzione della radio da educativa a prevalentemente informativa è ben rappresentata dai cambiamenti dei programmi: le conferenze e i corsi, pensati dapprima sul modello di una cultura scolastica, lasciano spazio agli approfondimenti dell’attualità e ai dibattiti.

Questo mutamento si compie in parallelo con lo stile al microfono. Tra i parametri più indicativi, vi è senz’altro l’impostazione dell’oralità al microfono, che da un’oralità-scritta, di stampo quasi accademico, diventa, grazie anche all’apporto di nuove tecnologie, molto più libera e colloquiale, come ben mostrano alcuni generi radiofonici sempre più in voga, quali l’intervista.

La cultura nella sua accezione classica e predominante fino agli anni Sessanta è in seguito pensata per un ridotto gruppo di ascoltatori scelti, dapprima con il trasferimento di alcune trasmissioni sul Secondo programma e poi, in maniera più massiccia, con la creazione di Rete Due negli anni Ottanta. Tuttavia, l’idea di cultura continuerà a lungo a declinarsi soprattutto in senso «letterario».

 

Uomini e donne di cultura al servizio di una nuova radiofonia

Fino agli anni Sessanta permane una cultura generalmente scollegata dall’attualità e in particolar modo dalla politica; in seguito, si fanno sempre più largo i legami tra questi due ambiti, grazie anche all’ampliarsi dello spettro degli intellettuali presenti alla radio: sociologi, saggisti e giornalisti si affiancano agli scrittori e agli accademici per discutere dei cambiamenti sociali in atto. L’uomo e la donna di cultura non sono più richiesti ai microfoni solo come educatori pubblici e specialisti, ma anche come commentatori dei cambiamenti socio-culturali e politici. La presenza femminile rimane in ogni caso molto minoritaria, a dimostrazione del fatto che la radio ripresenta spesso una cultura riconosciuta, senza cambiarne le regole.

La costante presenza dei letterati al microfono dimostra che la reticenza di questo gruppo nei confronti della radio sia stata più teorica che pratica. Molti di questi protagonisti della cultura fanno, infatti, della radiofonia il loro secondo mestiere, sia come organizzatori, sia tramite regolari interventi retribuiti al microfono; una sorta di continuazione della loro ormai consolidata partecipazione alla stampa scritta.

 

Italianità! L’eterno problema degli equilibri

Dalla nascita, la Radio Svizzera di lingua italiana si è trovata confrontata a diversi dilemmi. Come radio di servizio pubblico ha il compito di promuovere l’apertura e la conoscenza di tutte le aree culturali svizzere. Per lungo tempo unica solida istituzione culturale definibile come svizzero italiana, ha però dovuto anche assumersi il compito della promozione e della difesa della cultura italiana. Inoltre, quale radio di una minoranza linguistica, non solo ha dovuto esprimere il suo sentimento di appartenenza a un’area culturale che travalica ampiamente i confini politici, ma anche attingere alla realtà culturale d’oltrefrontiera in misura maggiore rispetto alle consorelle elvetiche.

La chiara necessità di mantenere gli equilibri tra queste diverse parti si scontra con le difficoltà dei periodi storici. Certamente il momento più delicato è quello del fascismo, quando gli organizzatori radiofonici devono essere particolarmente accorti nel distinguere la cultura italiana dalle influenze politiche coeve.

 

Svizzera e Italia: immagini a confronto

Nel secondo dopoguerra, la presenza sulle onde di momenti evocativi del periodo bellico e l’aumento degli spazi dedicati al commento favoriscono il dibattito sulla Svizzera e sull’Italia, affiancato dalla rappresentazione, spesso stereotipata, delle due realtà. Si ricorda con enfasi la lunga tradizione di scambi tra i due paesi e ci si ritrova nella costruzione della memoria dell’antifascismo.

Gli Italiani trasmettono immagini cristallizzate e a volte un po’ stucchevoli della Svizzera, luogo di pace e di tranquillità. L’Italia di contro è vista in maniera più contrastata. Passato un primo momento nel dopoguerra in cui era prevalsa la speranza nel rinnovamento, la visione è tendenzialmente negativa. Rimane però presente una vena di ottimismo in un popolo italiano che, s’insiste, possiede una vitalità dirompente e un “senso del limite istintivo e naturale”. Ed è proprio la presenza o l’assenza di questa vitalità non meglio definita che sembra distinguere Italia e Svizzera, questa volta a parti invertite, poiché quest’ultima ne esce immancabilmente come un Paese un po’ noioso e privo di veri stimoli.

Nelly Valsangiacomo

Université de Lausanne

 

 

Le parole tra noi

In onda il sabato e la domenica alle 19.30 su Rete Due, a partire dal 25 giugno e per tutto il palinstesto estivo, il programma Le parole tra noi, curato da Paola Quattrucci, attinge agli Archivi RSI, riproponendo estratti da interviste e conversazioni con le più rilevanti figure del mondo culturale italiano.

Da Pasolini a Montale, da Natalia Ginzburg a Leonardo Sciascia, questa serie di documenti è la riprova di come la nostra radio sia stata promulgatrice del dibattito letterario e culturale.  Nelle prime due puntate del ciclo una sintesi della serata pubblica allo studio 2 RSI moderata da Maria Grazia Rabiolo con Nelly Valsangiacomo e Aldo Grasso l’11 maggio 2016.

 

 

Documenti delle Teche RSI

Tra cultura e politica. Radio Monte Ceneri durante il fascismo

 

Radio Monte Ceneri nasce in piena era fascista. Per una radio che si vuole profondamente elvetica, ma anche strumento di difesa della cultura italiana e dell’italianità, non è certo la condizione più facile. Si trattava, secondo i suoi organizzatori culturali, tra i quali Delio Tessa, di proporre temi riconosciuti nel campo culturale italiano, ma non direttamente ascrivibili a forme o contenuti della propaganda culturale fascista. Radio Monte Ceneri, pur invitando ai suoi microfoni anche illustri intellettuali aderenti al fascismo, riesce a situare la sua attività in quella fascia grigia di cultura che si vuole “apolitica”, termine a ragione molto discusso.

Gli animatori radiofonici sono senz’altro aiutati dal tipo di trasmissioni culturali che in questo periodo solcano le onde. Nella maggior parte dei casi, gli interventi di uomini e donne di cultura si situano nell’ambito delle dizioni o delle conferenze e raramente esulano da temi di stretta competenza accademica; si è fedeli a una tradizione di conversazione letta, nella quale se qualche opinione politica è veicolata, resta comunque interpretabile e non comprensibile ai più.

Sono relativamente pochi i suoni rimasti di questo periodo. Le conversazioni degli intellettuali italiani più famosi sono state trascritte nel giornale della radio, il Radioprogramma.

 

Dalla formazione all’informazione. Gli anni d’oro del consolidamento radiofonico

Durante gli anni Cinquanta si delineano importanti cambiamenti nella programmazione. Sono sempre molto presenti le trasmissioni culturali di chiara valenza formativa, come le conversazioni o i Corsi di cultura e i Corsi serali, creati in questo periodo nell’ottica di un’Università popolare radiofonica. Diventano però preponderanti momenti di “cultura informativa”, correlati all’attualità, come Terza Pagina. I protagonisti della cultura italiana sono massicciamente presenti sia nelle nuove trasmissioni, sia nei vecchi generi radiofonici partecipando attivamente all’evoluzione dei programmi. È il caso delle interviste, genere dell’informazione giornalistica, che accompagna la radio sin dagli esordi. L’evoluzione tecnologica, si pensi alla creazione del registratore portatile, e l’evoluzione dello stile radiofonico portano però a un cambiamento del genere, che diventa più informale, svelando a volte aspetti privati della personalità intervistata. La presenza delle donne rimane tuttavia marginale, sia nelle trasmissioni più formative, sia in quelle più legate all’attualità culturale.

 

Attualità e informazione conquistano il parlato: il dibattito e gli opinionisti

Gli anni Sessanta e Settanta coincidono con i grandi cambiamenti nei media audiovisivi. Anche la RSI rinnova programmazioni e linguaggi. La cultura è sempre più informativa. Si vuole passare da una cultura considerata “enciclopedica” a una definita “interrogativa”, ossia che sollecita l’ascoltatore a porsi domande, più che offrire risposte. Uomini e donne di cultura, le cui categorie si sono ormai molto ampliate, partecipano assiduamente all’una e all’altra forma di trasmissioni, colonizzando anche, per alcuni, i dibattiti e agli approfondimenti informativi, Infatti, nel momento in cui l’Italia si trova nuovamente confrontata con una stagione politicamente calda e di forti tensioni, lo studioso italiano, frequentatore fedele e di lunga data della RSI, incontra il giornalista radiofonico su un terreno comune: quello del commento dell’attualità politica. Il ruolo di pubblicista e opinionista, ancora declinato soprattutto al maschile, sembra prevalere su quello del divulgatore.

 

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