Spilak nella cronometro finale (Keystone)

Peter e Simon, così simili, così diversi

Lo slovacco e lo sloveno, le due facce del Tour de Suisse

domenica 18/06/17 19:21 - ultimo aggiornamento: lunedì 19/06/17 08:12

di Giancarlo Dionisio

Sagan e Spilak lasciano l'81o Tour de Suisse con l'ennesima passerella sul palco. Tanto estroso, estroverso, esplosivo ed imprevedibile lo slovacco, quanto timido, riservato, quasi intimorito e di poche parole lo sloveno. In comune hanno pochissimo, tuttavia entrambi hanno scoperto il segreto del successo sulle strade elvetiche. Per Spilak il nostro paese è addirittura una terra promessa. Sette delle sue 12 vittorie le ha ottenute dalle nostre parti. Spilak è un onesto professionista, serio e zelante, capace di addomesticare il Tour de Romandie oltre che due edizioni del Tour de Suisse. Ma tutto si ferma lì. Inesistente nelle classiche, fragile nei grandi giri, conferma che per il salto qualitativo nella terza settimana, oltre al fisico, ci vuole un mentale d'acciaio.

Attributi che non fanno difetto a Peter Sagan. Con i successi di Cevio e Sciaffusa è salito a quota 15 vittorie di tappa in Svizzera. Forse l'uomo in grado di superarlo non è ancora nato. Tuttavia lo slovacco le sue carte - potenza, astuzia e imprevedibilità - riesce ad esprimerle anche nelle classiche e nelle tappe dei grandi giri. Perché? Chi lo sa! Forse semplicemente perché è un campione.

Non lo è ancora, ma lo diventerà presto Stefan Küng. Ha solo 23 anni e per due volte ha dovuto cedere il passo al suo compagno di squadra Rohan Dennis. Lui non se ne fa una ragione, tuttavia è solo una questione di pazienza. Una sacrosanta verità che mi è stata raccontata pochi istanti fa niente meno che dal campione olimpico Greg Van Avermaet, che è loro compagno nella BMC. E Greg è uno che in materia la sa molto lunga.

 

 

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