Sul suo balcone (Keystone)

L'elisir del King di Wimbledon

L'editoriale di Ivan Zippilli sull'ottava meraviglia di Federer

domenica 16/07/17 20:39 - ultimo aggiornamento: lunedì 17/07/17 09:41

di Ivan Zippilli

Sarebbe quasi superfluo sprecare per l’ennesima volta i superlativi, gli elogi sperticati, quasi prostrati ai piedi del Grande Maestro. Vale la pena dire piuttosto, e più semplicemente, che ha avuto ragione lui: ha avuto ragione, nel 2016, a fermarsi poco dopo quel tuffo sgraziato sull’erba contro Raonic dicendosi “faccio un passo indietro per farne due in avanti”. E, ancora, ci ha visto giustissimo rinunciando in questo 2017 alla stagione sul rosso: un “no” tutt’altro che facile, decisamente impopolare e destabilizzante, ma tremendamente intelligente. La terra ti costringe a cambiare stile, ti rallenta il gioco e soprattutto ti logora.

Nonostante la sua fenomenale e quasi adolescenziale voglia di giocare e competere, a quasi 36 anni Roger Federer si conosce perfettamente ed ha imparato a gestire in modo oculato e prudente il suo pur straordinario corpo. Oggi questo lo ha portato, in un periodo in cui solo l’altro grande redivivo Nadal gli tiene testa, a dominare il circuito come 10 anni fa: Australian Open, per l’incredibile 18° slam; Indian Wells e Miami, per le conferme; Halle, con l’incantevole finale vinta contro la nuova generazione (A. Zverev) che ci ha avvisati di quanto stava per accadere e infine Londra, con un torneo senza macchia, 7 vittorie in 3 set, come un decennio fa a Melbourne.

La sintesi perfetta di stile, intelligenza, talento e prestazione fisica si chiama da tempo immemore Roger Federer: per tante stagioni il pubblico del tennis lo ha voluto aspettare anche quando questo non è stato sinonimo di successo, godendosi quello che sembrava un comunque luminoso tramonto, volendo “esserci” alle ultime recite, sperando che la sua determinazione e la sua testardaggine lo portassero chissà, davvero, perché no? a questo benedetto numero 18. Era talmente proibito sognarlo che son già diventati 19, dopo una delle finale più facili e meno combattute della sua carriera. Così la Svizzera del tennis ha realizzato il suo piccolo “swiss-slam” di finali: 4 consecutive con 3 titoli in 12 mesi. Grazie a Roger e grazie a Stan. Tempo un mese abbondante e saremo di nuovo a Flushing Meadows. E a proposito di frutti proibiti: 20 è proprio un bel numero tondo

 

La RSI sulla via di un grande pellegrino: Nicolao della Flüe

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