| Affonda le sue radici in una leggenda medievale l’esperienza più avanzata in materia di assistenza ai “malati di mente”. La leggenda, trascritta verso la metà del XIII secolo da Petrus von Kamerijk, racconta della giovane figlia di un re irlandese, fuggita verso l’anno 600 per sottrarsi alle mire incestuose del padre e poi da questi raggiunta e uccisa a Geel, nelle Fiandre belghe, “in un attimo di follia”. Il ritrovamento delle spoglie di Dymphne (che più tardi verrà santificata) dentro un sarcofago scolpito in una pietra sconosciuta nella regione fece pensare al prodigio, e con il culto della santa nacque a Geel anche un ospedale per malati di mente (o meglio: per “posseduti dal demonio”, secondo le credenze di allora). I malati venivano condotti a Geel dai loro parenti, si sottomettevano a una “novena” penitenziale, e quindi - anziché tornare a casa - erano accolti in casa da famiglie del luogo. Nasce così la tradizione dell’affidamento familiare, che si è mantenuta (e consolidata) nel corso dei secoli fino a fare di Geel, in giorni di dibattito acceso sulle modalità del trattamento psichiatrico, una località simbolo di un’apertura e di una mancanza di pregiudizi altrove tutt’altro che scontata. A Geel ben seicento famiglie accettano di ospitare vita natural durante un “matto” nelle proprie abitazioni. Non è stato facile superare le sacrosante diffidenze dei responsabili di Geel, timorosi che la l’esperienza che si svolge in questo piccolo angolo delle Fiandre venga banalizzata da resoconti frettolosi di giornalisti in caccia di scoop.
PREMI: THE NEW YORK FESTIVAL (USA) SILVER MEDAL |