DISTRIBUZIONE DISPONIBILE SOLO PER L'ITALIA
UCCIDERE PER IL CREMLINO Durante l'era comunista, l'Unione Sovietica si era dotata di forze speciali, note come Spetsnaz. Uomini addestrati a colpire nell'ombra, a infiltrarsi dietro le linee nemiche, esperti in guerriglia, sabotaggio e assassinii. Per oltre 50 anni, gli Spetsnaz sono stati la temibile arma segreta del Cremlino. Oggi, dopo lo sgretolamento dell'impero sovietico, agiscono per conto dello Stato russo, raccolgono le tasse dai contribuenti recalcitranti, combattono una dura e impari lotta contro la mafia. Una parte di questi soldati è però rimasta senza lavoro, e disillusa ha finito con l'ingrossare le fila della delinquenza organizzata. "Uccidere per il Cremlino", si apre con il racconto dell'intervento sovietico in Afghanistan. Vent'anni fa, un manipolo di Spetsnaz venne inviato laggiù con l'incarico di eliminare il presidente Affizullah Amin. Il colpo di Stato è un successo, tuttavia scatena la lunga guerra afgana che costerà la vita a migliaia di soldati regolari sovietici. Il documentario si avvale delle testimonianze dirette di numerosi membri di Spetsnaz che raccontano eventi fino ad oggi rimasti oscuri, come l'intervento effettuato nel 1985 in Libano per liberare alcuni diplomatici sovietici rapiti a Beirut, oppure il ruolo che le Forze Speciali hanno avuto nel 1991, durante il tentativo di colpo di Stato contro Gorbaciov.
MASTINI IN LIBERTA’ Oggi, in Russia, vige un'unica legge, quella del più forte. Le Forze Speciali Russe, i temibili Spetsnaz, un tempo orgoglio dell'esercito sovietico e del KGB, hanno smesso di servire la Patria e adesso servono chi li può pagare. Sono "mastini in libertà". Il crollo dell'Unione Sovietica ha creato in Russia un vuoto di potere e immense difficoltà. Lo Stato utilizza ancora gli Spetsnaz, ma con compiti inusuali: controllano le prigioni, dove sono detenuti i criminali più pericolosi, combattono la dilagante criminalità oppure vengono mandati a sedare i movimenti indipendentisti, come in Cecenia e si trovano invischiati in oscuri giochi politici che non comprendono. Chi torna da queste guerre, spesso dopo avere perduto molti compagni, è disilluso e preferisce lasciare l'esercito. Ma cosa può fare un killer professionista? Molti entrano nel torbido mondo della delinquenza, prezzolati dai nuovi ricchi che in Russia sembrano avere in pugno le redini del potere. Eppure, nonostante tutto, il mito delle Forze Speciali continua ad affascinare i giovani: nel caos odierno tanti ragazzi vedono nella rigida disciplina dell'esercito un modo per dare un senso alla vita. |