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Ferdinando Scianna: Istanti di cose in gioco

La Sicilia come misura dell’umano e del disumano

Ferdinando Scianna: Istanti di cose in gioco

Credits: Sonja Riva e Gioconda Donato

È siciliano di Bagheria. E nel suo essere siciliano si racchiude l’ossessione della ragione.

Il suo essere diventato fotografo gli ha permesso forse di rappresentare a sé stesso il proprio destino e quello altrui.

Ferdinando Scianna racconta il mondo con immagini che trasudano parole.

È tra i grandi della fotografia. Il primo italiano ammesso nel 1982 nella Magnum, il gotha della fotografia presentato dal suo padre putativo prima e amico poi Henri Cartier-Bresson.

Con il suo sguardo ferino, franco, insaziabile e curioso ha scattato oltre un milione di foto in cinquant’anni di carriera. Spaziando dai reportage, alla pubblicità, alla moda, dove ha portato una percezione nuova e altra.

Ha pubblicato oltre 60 libri e qualcuno ha detto che anche in bianco e nero c’è sempre del sangue nelle sue foto. Parole e immagini sono da sempre la forma del suo raccontare.

Leonardo Sciascia, altro padre e amico che gli scrisse la prefazione al suo libro sulle feste religiose in Sicilia nel 1965, diceva che il suo fotografare è quasi una rapida e fulminea organizzazione della realtà.

È arguto, generoso, ironico, capace di non prendersi troppo sul serio.

Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione dei suo ultimi libri, al Museo Hesse di Montagnola.

Ferdinando Scianna con la fotografia ha cercato di dare senso al suo vivere e un po’ anche al nostro.