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Il design non salverà il mondo

Filippo Mambretti è un designer in grande ascesa ma con i piedi ben piantati per terra. Per lui il design non stravolgerà mai le nostre vite. Al massimo le renderà un po’ più divertenti e comode.

Cult + Filippo mambretti

Credits: Stefano Roncoroni - Jari Pedrazzetti

Filippo Mambretti è considerato uno dei designer emergenti più interessanti. Vive a Chiasso. Però è nato a pochi chilometri dal confine, in Brianza, la terra dei mobilifici, degli artigiani e delle falegnamerie. Suo nonno era falegname e lui si definisce “uno con il truciolo nel sangue”. È concreto, realista, con i piedi per terra. Per Mambretti, essere designer non vuol dire solo disegnare begli oggetti, vuol dire pensare anche agli operai che li costruiranno, ai mobilifici che li venderanno, all’uso che la gente ne farà nel quotidiano: disegnare oggetti che non si capisce bene a cosa servano è inutile, bisogna inventare oggetti belli e intelligenti ma che creino anche lavoro e mercato.

E anche se le riviste di settore si lanciano in titoloni tipo “Il design salverà il mondo!”, Filippo Mambretti è convinto del contrario: “il design non salverà il mondo, è già tanto se riesce a salvare sé stesso!”.

«Due altri lati di Filippo Mambretti: il maestro e l’artista»

Filippo Mambretti insegna al CSIA di Lugano. Seguiamo una sua lezione: gli allievi devono inventare un orologio per la casa. Lui è inflessibile: essere creativi non basta, bisogna sempre chiedersi “si può fare davvero?”

Quando studiava alla liceo artistico di Cantù, Filippo Mambretti ha incontrato il grande Bruno Munari. Ascoltandolo ha capito due cose: che da grande avrebbe fatto il designer e che un designer, a volte, può fare anche l’artista.

«Esclusiva: Ronco si lancia in due pericolosissimi esperimenti!»

Cosa succede se Ronco vuol sedersi sulla poltrona Foppa di Filippo Mambretti?

Ronco prova i gioielli della collezione Ray. Realizzati con stampante 3D, si ispirano allo stile “art déco” americano.