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La morte ai tempi del web

Come la digitalizzazione sta cambiando il nostro rapporto con una delle poche certezze della vita…

Cult+ La morte ai tempi del web

Credits: Monica Bonetti - Jari Pedrazzetti

Il primo cimitero virtuale nasce il 28 aprile 1995 per iniziativa di un ingegnere informatico canadese Michael Kibbee (nel video abbiamo visitato la sua “tomba”). Quando scopre di essere malato di cancro Kibbee – un pioniere dell’internet - decide di rendere possibile l’elaborazione e la condivisione del lutto ai suoi familiari e agli amici con quello che in quei giorni sta solo cominciando ad essere lo strumento per eccellenza della globalizazione. Uno strumento che supera i limiti di spazio e di tempo e che collega tecnologia, sfera emotiva e relazione sociale.

«Lutti online»

Da allora l’evoluzione del web e soprattutto dei social hanno mutato profondamente molte delle nostre abitudini. In rete ci conosciamo, ci informiamo, studiamo o ci svaghiamo. E in rete elaboriamo anche i nostri lutti personali o collettivi. O condividiamo emozioni e paure che quegli eventi suscitano. Basti pensare al numero enorme di filmati disponibili su Youtube su un qualsiasi attentato o catastrofe naturale…

Anche i rituali legati alla morte infatti sono cambiati a causa della digitalizzazione della nostra società. E accanto ai tanti cimiteri virtuali che sono seguiti a quello di Kibbee del 1995, hanno iniziato a diffondersi pratiche in cui reale e virtuale si mescolano sempre più. Ad esempio grazie all’utilizzo di QR Code che applicati su tombe reali che per ovvie ragioni di spazio riportano poche informazioni rimandano a pagine web che possono includere fotografie, filmati e documenti sonori del defunto.

Con l’aumentare progressivo e pervasivo delle nostre interazioni digitali, ultimi in ordine di tempo si sono infine sviluppati siti e applicazioni che rispondono all’esigenza di gestire ciò che seminiamo per il web nelle nostre quotidiane attività in rete. Una messe di dati che costituiscono parte della nostra identità: fotografie, video, pensieri, dichiarazioni che riempono le bacheche dei nostri profili e che qualcuno ha cominciato a pensare come gestire dopo la nostra morte.

«Le casseforti digitali in cui racchiudere le nostre vite»

Sono nate così le “casseforti digitali” in cui da una parte conservare l’accesso alla nostra vita digitale, e dall’altra gestire quella stessa vita digitale dopo la nostra morte, ad esempio garantendo l’invio di auguri di compleanno a figli e nipoti... Oppure addirittura creando avatar con le nostre fattezze (e in rete non mancano certamente selfie e fotografie su cui basarsi per renderlo più somigliante) capaci di rispondere – grazie a logaritmi basati sui dati offerti dai nostri profili social – esattamente come avremmo fatto da vivi!

Una sorta di immortalità postmoderna che da sostegno all’idea che in internet si sta manifestando qualcosa di assolutamente costante in tutta la storia umana, ovvero la volontà di mantenere nella presenza l’assente.

Su questo tema il programma Laser di Rete Due trasmetterà a breve una lunga intervista alla sociologa e filosofa Fiorenza Gamba il cui libro Mémoire et immortalité aux temps du numerique (ed. L'Harmattan) ha ispirato questo servizio.

Se volete scoprire alcune delle "casseforti digitali" più utilizzate: