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Il curatore che non dorme mai

Hans Ulrich Obrist è l’uomo più influente del mondo dell’arte. Almeno per ArtReview che ogni anno stila la lista dei cento nomi più potenti in questo settore (e dal 2009 quando ne conquistò per la prima volta la vetta in quella lista Obrist non è mai sceso sotto la decima posizione).

Cult+ Obrist 1

Credits: Monica Bonetti - Gioele Di Stefano

Nato a Zurigo quasi 50 anni fa HUO, l’acronimo con cui è conosciuto nel mondo dell’arte contemporanea, si è innamorato dell’arte giovanissimo e giovanissimo ha iniziato a frequentare artisti e curatori, speso incuriositi da quell’adolescente onnivoro e curioso che li chiamava chiedendo di incontrarli nei loro atelier per porre domande sul loro lavoro.

Domande che Obrist non ha mai cessato di fare, agli altri e a sé stesso, tanto da essere diventato famoso innanzitutto per le interviste ai nomi più importanti dell’arte contemporanea (nel suo archivio conserva oltre 3000 ore di conversazioni registrate). Tra questi Marina Abramovic, Gerhard Richter, Ai Weiwei, ma anche Michel Houllebecq, Doris Lessing, Eric Hobsbawm, Benoît Mandelbrot o Julian Assange; perché il suo essere un curatore non si limita a interessarsi alle arti figurative ma abbraccia in modo multidisciplinare la cultura. Ed è proprio con questo intento che organizza le sue Maratone; incontri fiume con le figure più incisive e rappresentative della scena culturale internazionale che si alternano incessantemente su un palco per 24 ore di fila.

Iperattivo (anni fa i rumors sostenevano che non dormisse più di 4 ore per notte), in continuo movimento fisico e mentale, Obrist è figlio di un mondo sempre interconnesso. Dal cuore della Svizzera gli impegni e i successi professionali lo hanno portato prima a Parigi e poi nella dimensione internazionale della Londra capitale dell’arte contemporanea.

Così come i suoi progetti su larghissima scala, è il simbolo di un'era interconnessa e globalizzata, in un momento però in cui la globalizzazione è sempre più rimessa in discussione.

Parlare con Obrist è come essere investiti da un fiume in piena, un po' perché si esprime con una velocità impressionante in tutte le lingue, un po' perché cita a getto continuo scrittori, filosofi o poeti.

Una conoscenza enciclopedica che nella sua forma ricorda moltissimo l’accumulo di nozioni e notizie tipico del web. Lui stesso scrive che  il ruolo del curatore è quello di creare dei legami, di essere un «connettitore» tra persone e idee. Esattamente secondo le logiche di funzionamento del primo internet e nello stesso tempo coltivando in modo quasi maniacale una dimensione umana e personalizzata di contatto. «Molto meglio conversare a un tavolo o davanti a un caffè che in una sala di conferenze».

Con la rete Obrist si è confrontato più volte in particolare con il progetto 89plus.com avviato insieme a Simon Castets e dedicato a giovani artisti nati intorno al 1989, un anno chiave che ha visto la caduta del muro di Berlino, le proteste in piazza Tienanmen, la nascita del World Wide Web e il lancio del primo satellite operativo GPS, e che forse un giorno sarà lo spartiacque tra due epoche. Ma Obrist è estremamente attivo anche sui social. Andate a dare un’occhiata alla sua pagina Instagram, prima di ascoltare la spiegazione del suo progetto sulla scrittura a mano: vi proietterà di colpo nell’atmosfera delle più importanti fiere di arte contemporanea.

Le mostre di Obrist sono nate molto spesso in luoghi inconsueti: la prima – forse in assoluto la più stravagante – ebbe luogo ad esempio nel 1981 nella sua cucina di studente universitario. Ma altre si svolsero in camere d’albergo, nello spazio pubblico di un ristorante o ancora su un aeroplano in volo, come nel caso di un progetto realizzato con Alighiero Boetti. Una scelta di spazi tesa a incoraggiare l’incontro con l’arte dove non te l’aspetti.

Come accennato Obrist è un accumulatore: di cultura, di personaggi, di citazioni. Registra tutte le conversazioni quotidiane che ha con gli intellettuali di tutto il mondo, registrazioni che confluiscono nel suo vastissimo archivio.