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Manuale di storia innaturale

Julian Charriere è nato a Morges – poco distante da Losanna nel 1987. Ha studiato all’ECAV la scuola cantonale d’arte del vallese e poi all’Università di Berlino richiamato da quella che in un’intevista ha definito “la fascinazione inesplorata per quelle qualità storiche e fisiche che rendono la città una moderna rovina in uno stato fluido”.

Cult+ Julian Charrière

Credits: Monica Bonetti - Gioele Di Stefano

Pur essendo ancora molto giovane la sua attività è ormai decennale e ha un respiro internazionale. Non solo perché i suoi lavori sono stati esposti a Venezia, Parigi, Londra o New York. Le ricerche di Julian Charrière lo hanno portato in alcune delle regioni più remote del pianeta sulle tracce di trasformazioni naturali e innaturali.

Charrière ha sempre lavorato sul rapporto tra uomo e natura facendolo diventare il fulcro del suo discorso artistico. Ciò che più caratterizza le sue opere però è la compresenza di una dimensione scientifica, storica e culturale e il fatto di essere legate a luoghi con una forte caratterizzazione geofisica, si tratti di vulcani, ghiacciai, o regioni con alta radioattività.

Ovviamente anche il viaggio diventa allora elemento nodale del lavoro, un viaggio però in cui la molla è sempre quella della ricerca di un ponte tra le scienze ambientali e la storia culturale del luogo.

«First Light - tra esotismo e radioattività»

Esemplare per cominciare a farsi un’idea del ricco e complesso lavoro di questo giovane artista e per “assaggiare” alcune peculiarità della sua poetica, è First Light il suo ultimo lavoro esposto a Zuoz in Engadina dalla galleria Tschudi - dove abbiamo incontrato e intervistato Julian Charrière.

Anche in questo caso come già successo per The Blue Fossil Entropic Stories  nato da una spedizione in Islanda, o per le fotografie della serie Polygon scattate in Kazakistan, il punto di partenza del lavoro è stato un viaggio. Nello specifico quello in quella che è forse la destinazione più lontana che si può immaginare dall’Europa: l’atollo Bikini nelle Isole Marshall, oltre 3'000 km ad ovest dalle Hawai.

Fortissima innanzitutto la dimensione ecologica e scientifica: nelle Marshall sono stati compiuti dopo la seconda guerra mondiale una serie di esperimenti atomici impressionanti che hanno mutato la natura delle isole per migliaia di anni a venire.

Strettamente intrecciata all’aspetto radioattivo nei lavori esposti c’è però anche la dimensione storica: una storia in cui passato, presente, e anche futuro dell’isola si compenetrano. La riflessione sul tempo d’altronde è un altro degli aspetti che Julian Charrière ama inserire nel suo lavoro e che arrischino di poesia le sue fotografie o le sue installazioni scultoree.

La dimensione poetica, guarda caso, passa in questo lavoro attraverso un elemento vegetale: le noci di cocco a cui Bikini (che in marshallese suonava Pikini: da Pik superficie e Ni noce di cocco) deve il nome.