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Mondo parallelo

Nelle atmosfere suggestive di Villa Argentina, Arunà Canevascini ambienta le sue foto di nudo, di chimere e odalische

Cult+ Arunà Canevascini

Credits: Claudia Quadri e Gioele Di Stefano

Arunà Canevascini è cresciuta nel Mendrisiotto in una famiglia multiculturale: madre iraniana, artista, e padre ticinese. Il suo nome vuol dire “aurora” – luce del mattino - in sanscrito. Oggi la luce è il suo pane quotidiano, il suo strumento di lavoro: Arunà infatti ha studiato fotografia a Vevey e Losanna. Si è già fatta notare con “Villa Argentina” e “Selfie”, progetti apprezzati, esposti e premiati. Quando era bambina a volte era in difficoltà per quell’essere diversa che emanava già a partire dal suo nome. Oggi però l’ambiente artistico e multiculturale in cui è cresciuta nutre la sua arte. E il progetto “Villa Argentina” è nato proprio nella casa dalle atmosfere così suggestive e avvolgenti in cui è cresciuta. Le fotografie della serie sono messe in scena in quelle stanze e parlano di femminilità, di emigrazione, di identità. Con un’impronta surrealista.

«Un selfie nella giungla. Nella giungla dei selfie»

Le esposizioni fotografiche all’aperto prendono piede anche in Svizzera. Carona ha inaugurato nel 2017 la sua mostra tra le case del nucleo. In Vallese le fotografie sono state esposte sulla diga di Mauvoisin. Mentre per sua la quarta edizione, il Verzasca Foto Festival ha deciso di sfidare vento e pioggia nei boschi di Sonogno. E si è “allargata” a Brione Verzasca.

Tra gli artisti esposti a Sonogno anche la ticinese Arunà Canevascini, con il suo progetto “Selfie”. Nato in altri boschi, anzi nelle foreste lussureggianti di Rio.