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Terry Blue: suono dunque curo

Ha scelto di formarsi come infermiere lasciando che musica e poesia continuino però ad avere un ruolo importante nella sua vita. Proprio nel loro dialogo, nel cercare l’equilibrio tra la parola e la ragione e l’emozione irrazionale nascono le canzoni di Terry Blue

Cult+Terry Blue 1

A 15 anni si suona la chitarra e si crea una band per stare con gli amici, per imitare i propri miti musicali o per esprimere le proprie emozioni.

Passata l’adolescenza, molti smettono. Pochi trasformano quello che era un passatempo totalizzante in professione. E alcuni coltivano quella passione insieme alle altre che nel frattempo si sono aggiunte alla loro vita.

Leo Pusterla si colloca certamente tra questi ultimi. In arte Terry Blue Leo è cresciuto tra i libri. Figlio di Fabio Pusterla, poeta ticinese che ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e che è considerato uno dei più interessanti poeti di lingua italiana, la casa della sua infanzia- dove ci ha accolto per incontrarlo – è un luogo dove i libri ma anche i dischi e più genericamente la cultura – sono costantemente in primo piano.

«Perché Terry Blue?»

Leo però ha scelto di formarsi come infermiere lasciando che musica e poesia continuino però ad avere un ruolo importante nella sua vita. Proprio nel loro dialogo, nel cercare l’equilibrio tra la parola e la ragione e l’emozione irrazionale nascono le canzoni di Leo. E nella ricerca di quell’equiibrio – non solo artistico ma anche umano – emerge a fianco di Leo una figura altrettanto importante di quella del padre. Una figura significativa fin dalla scelta del nome d’arte Terry Blue…

Cosi come testo e musica si amalgamano e compenetrano in una canzone ben riuscita, i mondi di Leo – quello musicale e quello sanitario -  si compenetrano spesso in un dialogo continuo.
E il mondo sanitario sconfina in quello musicale tanto da essere diventato il bacino di esperienze a cui ha Leo attinto per scrivere i testi dell’ultimo album Even if this winter seems to last too long che sta ancora registrando e che uscirà a inizio 2018: una raccolta di canzoni ispirate alle vite dei pazienti terminali che Leo ha avuto modo di incontrare durante gli stage in ospedale.

«Un nome per un gruppo»

Il gruppo Terry Blue si è coagulato attorno ai testi e alla musica di Leo poco a poco. Il primo è stato Matteo (Peo) Mazza percussionista di razza che ha collaborato a lungo con Giorgio Conte, e con cui Leo ha lavorato già nel 2013 per l’incisione del primo album Six Ruins, One Less Hope.  Poi si sono aggiunti Andrea Zinzi alla chitarra elettrica e Giuliano Ros al basso (che si è esibito col grande trombettista Paolo Fresu).

Un quartetto eterogeno per età,  formazione ed esperienze che trova però coesione sul palco quando crea sonorità che trovano radice nella corrente new folk/dark folk britannica e americana in musicisti come Ben Howard, Daughter, Bon Iver, Damien Rice e Benjamin Clementine.