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Il sussurro dell'ammore!

Il napoletano è notoriamente la lingua dell’amore, noi ve ne proponiamo una versione che racconta anche di madonne, incenso e carnalità

Canio Loguercio

Credits: Sonja Riva - Daniele Martinis

«Più che raccontare storie cerco vie di fuga»

Canio Loguercio, musicista, performer, poeta e architetto, è originario dell’entroterra della Basilicata e cresciuto a Napoli.

Negli anni ottanta si esibisce con i Little Italy, una sorta di versione partenopea dei Talking Heads. Da lì escono tutta una serie di musicisti come Daniele Sepe, che si affermeranno sulla scena pop /rock e autoriale italiana.

Ha fondato negli anni 90, con un gruppo di amici, un’etichetta indipendente, Officina, che realizza numerosi progetti tra i quali “Kufia, canto per la Palestina” cantato da bambini palestinesi, il primo 45 giri in edicola con il quotidiano “Il Manifesto”. Seguiamo Canio Loguercio attraverso i paesaggi rupestri di una delle città più antiche del mondo e stiamo parlando di Matera e infine in un paese Campomaggiore, nell’entroterra lucano, che a lungo ha coltivato un sogno utopico.

«Il cerimoniere di una preghiera intima e plurale»

Personaggio eclettico, inventore di una lingua che impasta il mare di Napoli e le dolomiti lucane, canta la tragicità appassionata. Per seguire le sue storie e i suoi affetti l’abbiamo accompagnato in un viaggio tra una Napoli non solo di luce e mare, ma anche di grotte e cunicoli di epoca romana, di archeologia industriale, di necropoli diventate cimiteri dei poveri. Luoghi di attaccamento popolare dove si venera il culto dei morti e anche di luoghi dove risuonano misteri.

«Spazio alla contaminazione e al non convenzionale»

Nel 2017 ha vinto la targa Tenco per il miglior album in dialetto con “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” con Alessandro d’Alessandro.

E’ appena uscito il video del suo nuovo brano “Quasi fosse amore”, per la regia di Antonello Matarazzo e le immagini di Chiara Rapaccini, una ballata senza tempo.

«Tra giocattoli, santini e bambole per non prendersi troppo sul serio»

In una città come Napoli anche e bambole hanno il loro ospedale; vi sono infatti ricoveri, operazioni, trapianti perché anche il cuore delle bambole si può curare.