Achille Castiglioni (Courtesy Flos)

Achille Castiglioni: designer visionario

A cento anni dalla nascita, il m.a.x. museo di Chiasso celebra il poliedrico maestro del design

di Francesca Cogoni

Cent’anni fa nasceva Achille Castiglioni, l’architetto milanese che ha segnato indelebilmente la storia del design industriale italiano e internazionale.
Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, in quasi sessant’anni di attività professionale, prima con i fratelli Pier Giacomo e Livio e poi dal 1968 da solo, Achille Castiglioni ha rivoluzionato il mondo del progetto, dando lustro al Made in Italy nel mondo e precorrendo i tempi con le sue creazioni, sia sul piano estetico sia su quello concettuale.
Vincitore di otto Compassi d’oro ‒ il più antico e autorevole premio mondiale di design ‒  autore di ben 290 oggetti di design (molti dei quali divenuti icone), 190 architetture e 484 allestimenti, Achille Castiglioni è stato indiscutibilmente uno dei grandi maestri del XX secolo.

 

Mezzadro, schizzo preparatorio, 1957 (© Archivio Fondazione A. Castiglioni)

 

Le ironiche sedute Mezzadro ‒ sedile da trattore agricolo riconvertito in sgabello casalingo ‒ e Sella ‒ “sgabello per telefono” nato dal riutilizzo di una vera sella di bicicletta da corsa ‒ entrambe disegnate nel 1957 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni, l’interruttore Rompitratta, l’apribottiglia Splügen ideato nel 1960 con Pier Giacomo per il progetto del bar Splügen Bräu a Milano, insieme ai bicchieri da birra e allo spillatore, le celebri lampade Arco (quasi un’opera d’arte), Parentesi, firmata Achille Castiglioni-Pio Manzù, Toio e Gibigiana, gli orologi Record e Firenze, lo stereo RR126 Brionvega, sono tutti oggetti emblematici, frutto di un genio non comune e della commistione di ironia, ricerca, intelligenza e spirito ludico.
Capace di far sembrare semplici anche le cose più complicate, Achille Castiglioni sosteneva brillantemente: "Vedo gli oggetti come se fossero al centro di una rete di relazioni con l’ambiente, relazioni di affetto e di reciproca simpatia”.

 

 

Ma il genio inventivo e progettuale di Castiglioni non si è espresso soltanto nell’ambito dell’industrial design: ha trovato terreno fertile anche nel settore degli allestimenti (per fiere campionarie e stand, progetti espositivi e mostre d’arte), dando origine a vere e proprie pietre miliari nella storia dell’exhibition design. È proprio su queste “architetture effimere” che è imperniata la mostra Achille Castiglioni (1918-2002) visionario. L’alfabeto allestitivo di un designer regista, visitabile fino al prossimo 23 settembre al m.a.x. museo di Chiasso.

Curata da Ico Migliore e Mara Servetto (Migliore+Servetto Architects), in collaborazione con l’architetto Italo Lupi e con Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo, l’esposizione si concentra, come suggerisce il titolo, sulla straordinaria capacità di regia che permea il lavoro di Castiglioni.

 

Studio di A. Castiglioni, Milano Piazza Castello (© Fondazione Achille Castiglioni)


Attraverso circa 200 documenti, tra schizzi, disegni, testi autografi, modelli e prototipi provienienti in gran parte dall’archivio-atelier milanese del designer, oggi diventato Fondazione Achille Castiglioni e gestito con passione dai figli Carlo e Giovanna, ma anche grazie a rare testimonianze video, è possibile ripercorrere le tappe più significative dell’attività progettuale di Castiglioni, osservarne le diverse fasi dall’intuizione iniziale fino alla documentazione del lavoro finale, e individuarne i tratti salienti: la ricerca costante di nuovi materiali, l’utilizzo delle nuove tecnologie, il virtuoso intreccio tra leggerezza e rigore, gioco e funzionalità, il ricorrere di concetti chiave come il fuori scala, la cinetica, l’allegoria, la sequenza, il ready made, l’uso della riflessione, il segno grafico, il gioco di contrasti.

 

Achille Castiglioni, Toio (lampada), 1972 (Matteo Zarbo, Archivio Fondazione Achille Castiglioni)

 

A emergere non è soltanto la figura di un designer, ma anche quella di un “regista dello spazio e della luce”, secondo le stesse parole dei curatori; un ideatore di allestimenti emotivamente coinvolgenti, immersivi, modernissimi, espressione di una sapienza progettuale carica di inventiva e di una “razionalissima follia” (Italo Lupi).

Tra i documenti dei numerosi progetti allestitivi firmati Castiglioni troviamo, per esempio, quelli per la mostra Vie d’acqua da Milano al mare, esposta a Palazzo Reale di Milano nel 1963, dove Achille e Pier Giacomo, utilizzando in modo rivoluzionario elementi da cantiere e povere assi lignee, misero in piedi un allestimento del tutto sorprendente, arricchito da una colonna sonora composta, da un lato, dal rumore dei battelli del Reno e, dall’altro, dal gracidare delle rane nella valle del Po. In questo contesto si inseriva armoniosamente anche la grafica innovativa dello svizzero Max Huber.

 

Rekord (orologio) per Alessi, 1989 (© ProLitteris)


A tale proposito, nella mostra del m.a.x. museo sono tante le testimonianze che pongono in rilievo lo speciale e proficuo rapporto che si instaurò tra Achille Castiglioni e Max Huber. A legarli era un sodalizio quasi fraterno, alimentato dalla stima reciproca e da un’intesa che li portò innumerevoli volte a lavorare insieme, fino alla morte del graphic designer avvenuta nel 1992. Ecco perché, tra le tante curiosità esposte in mostra, c’è anche quella maschera da palombaro acquistata sui Navigli che un bel giorno Huber indossò presentandosi nello studio di Castiglioni, in uno dei tanti momenti scherzosi che costellavano il loro rapporto, fatto anche di momenti di svago e divertimento trascorsi insieme fra il Canton Ticino e l’Italia settentrionale (non a caso Castiglioni acquistò una casa nella località Fontanella a Morbio Inferiore, su suggerimento dell’amico Max e di sua moglie Aoi Kono).

 

 

Che si trattasse di progetti per aziende pubbliche come la RAI o private come la Montecatini, per mostre importanti come L’altra metà dell'avanguardia, curata dalla critica militante Lea Vergine, o per le svariate edizioni della Triennale di Milano, gli allestimenti concepiti dai Castiglioni (prima a quattro mani e poi dal solo Achille a seguito della prematura scomparsa di Pier Giacomo) si distinguevano per la forte impronta narrativa, quasi cinematografica, erano storie da attraversare, da vivere a più livelli.
Come lo stesso Achille Castiglioni affermava: “Progettare un allestimento è un po’ come progettare in una piccola scala urbana: ci sono problemi simili di percorsi, di comunicazione, di uso, anche estetico dello spazio”.
Proprio questa mescolanza di quotidianità e visionarietà, stupore ed equilibrio, è stata una delle cifre più rilevanti del lavoro del designer, e sarà una delle lezioni più importanti lasciate alle successive generazioni.

A rimarcare ulteriormente la personalità poliedrica e vivace di Achille Castiglioni, infine, nella mostra di Chiasso il percorso espositivo è corredato di un peculiare sottofondo musicale composto da quelle canzoni (Maramao perché sei morto, Yellow Submarine, Nel blu dipinto di blu, Woman in love, per citarne solo alcune) che lo stesso designer scelse per la playlist della sua grande personale tenutasi a Vienna nel 1984 e poi divenuta itinerante.

Un tributo a 360 gradi, insomma, che permette di avere una conoscenza più diretta e profonda dell’indole, del metodo di lavoro e del lascito di Achille Castiglioni, anche a chi non ha avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo personalmente.