André Derain, L’Estaque, 1906. Musée des beaux-arts
André Derain, L’Estaque, 1906. Musée des beaux-arts ( La Chaux-de-Fonds, Collection René et Madeleine Junod © 2020, ProLitteris, Zurich)

André Derain, raffinato sperimentatore

In mostra a Mendrisio fino al 31 gennaio

Una versatilità e una complessità che hanno pochi eguali nell’arte della prima metà del Novecento. È ciò che emerge subito con evidenza nel visitare la mostra “André Derain. Sperimentatore controcorrente” in corso al Museo d’arte Mendrisio, dove oltre un centinaio di opere ripercorre l’affascinante cammino dell’artista nato 140 anni fa lungo la Senna.

“Derain è il pittore che mi appassiona di più, colui che più mi ha dato e insegnato dopo Cézanne; per me è il più coraggioso” disse di lui l’amico Alberto Giacometti. E coraggioso Derain lo era senz’altro nel seguire il suo spirito innovatore, nel mutare stile senza badare a critiche, nel destreggiarsi con sapienza e passione fra i generi e le tecniche, fra la più audace sperimentazione e la ricerca dei “segreti perduti” dei maestri del passato.

Temperamento inquieto (“La mia testa trabocca di tutto un mondo che non vuole uscire”, scrisse alla moglie), al contempo “solare e crepuscolare”, Derain ha dato vita a una produzione ampia e sfaccettata, dove trovano spazio opere diversissime eppure sempre cariche di suggestione, dai paesaggi esuberanti e squillanti come L’Estaque (1906) ai ritratti posati e classici come Geneviève à la pomme (1938).

La retrospettiva di Mendrisio è l’occasione ideale per approfondire la conoscenza di questo poliedrico artista spesso non valorizzato a sufficienza, di scoprirne la sua cultura profonda e il suo grande amore per la musica (era un abile suonatore di clavicembalo) e di apprezzarne anche i lavori meno noti, dalle sculture alle ceramiche, fino ai progetti per il teatro, come le incantevoli gouache che raffigurano i costumi per il balletto Jack in the box (1926).

 
Francesca Cogoni
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