Henrik Håkansson, veduta dell'installazione presso Selva di Val Gardena, Biennale Gherdeina 7
Henrik Håkansson, veduta dell'installazione presso Selva di Val Gardena, Biennale Gherdeina 7

Biennale Gherdëina: arte contemporanea ad alta quota

A Ortisei fino al 20 ottobre 2020

Un contesto espositivo d’eccezione (la splendida Val Gardena, nel cuore delle Dolomiti), una trentina  di artisti internazionali e un tema portante di grande interesse e suggestione, che stimola a rivalutare e reinterpretare il rapporto uomo-natura. Sono gli ingredienti della settima edizione della Biennale Gherdëina, rassegna d’arte contemporanea che si svolge principalmente all’aperto, negli spazi pubblici di Ortisei e dintorni, tra scenari naturali di incredibile bellezza.

A breath? A name? – the ways of worldmaking è il titolo di questa edizione, curata per la terza volta dal polacco Adam Budak, che prende a prestito alcuni versi di Paul Celan. E un sottile afflato poetico percorre, difatti, tutta la manifestazione, che dalla natura trae ispirazione, materiali e slancio vitale: a partire dalla evocativa scritta luminosa che accoglie all’ingresso della sala Luis Trenker ‒ “Die Sonne scheint, so lang die Sehnsucht weint” (“Il sole splende fintanto che il desiderio piange”) ‒ che l’artista Marinella Senatore ha realizzato basandosi su una poesia dell’altoatesino Franz Josef Noflaner.

Lo svedese Henrik Håkansson, che nelle sue opere è solito portare l’attenzione sulla percezione della natura, ha scelto invece un albero che si erge solitario nel paesaggio alpino per la sua installazione specchiante, invitando a riflettere sulla mutevolezza e imprevedibilità della natura, ma anche sul nostro profondo legame con essa.

Molto affascinante anche il progetto site-specific “Sculpture Forest Sanctuary” dell’artista tedesca Antje Majewski, che, con la collaborazione di alcuni colleghi, ha scelto di dare vita, in uno dei punti più panoramici e spettacolari della zona, a uno spazio magico abitato da sculture create soltanto con materiali prelevati dai boschi circostanti, in perfetta simbiosi con l’ambiente.

Disseminati lungo tutto il percorso espositivo della Biennale, ad accentuarne il lato poetico e a regalare una nota di ironia, ci sono poi i poster dell’artista Marcello Maloberti, recanti curiosi slogan, brevi e illuminanti frasi che per un attimo portano a fermarsi, sorridere e pensare.

E tra l’incanto del contesto e la peculiarità dei lavori esposti, sono tante le riflessioni che scaturiscono visitando questa Biennale dal respiro internazionale, ma profondamente radicata sul territorio. Prima fra tutte: non ci può essere worldmaking senza una relazione responsabile e lungimirante con l’ambiente naturale, oggi più che mai.

 
Francesca Cogoni
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