Mario Giacomelli, Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961-63
Mario Giacomelli, Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961-63 (© Archivio Eredi Mario Giacomelli)

Giacomelli e il suo tempo

In mostra a Senigallia fino al 27 settembre

Fotografo dalla sensibilità unica, autore di scatti pregni di lirismo, dai forti contrasti di bianco e nero, appassionato animatore culturale e sperimentatore, Mario Giacomelli considerava  il mezzo fotografico come uno strumento per entrare “sotto la pelle del reale”. Uomo “arcaico”, umile e vero, di sé diceva: “Io sono nato piccolo e rimango piccolo, con idee piccole; non c’è bisogno di essere grandi”. E invece grande lo è stato, anche se ha sempre preferito restare nel suo piccolo angolo di mondo, tra le dolci colline marchigiane, che non ha mai smesso di fotografare.

In occasione dei venti anni dalla sua scomparsa, la sua città natale, Senigallia, gli dedica fino al 27 settembre un ampio progetto espositivo, “Sguardi di Novecento. Giacomelli e il suo tempo”, dislocato in due sedi: Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera.

 

Nel primo spazio, una ventina di fotografie di Giacomelli sono poste a confronto con gli scatti di grandi fotografi coevi, italiani e internazionali. Così, accanto alle evocative immagini tratte da alcune delle serie fotografiche più significative della produzione giacomelliana, come Io non ho mani che mi accarezzino il volto, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi e Presa di coscienza sulla natura, troviamo i lavori di autori del calibro di Robert Doisneau, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Jacques Henri Lartigue, Herbert List, Gianni Berengo Gardin e Nino Migliori, solo per dirne alcuni. Un dialogo ideale e inedito, che in parte trae ispirazione da “The Photographer’s Eye”, importante mostra collettiva esposta al MoMA di New York nel 1964 e curata dall’autorevole critico John Szarkowski. Mostra che rappresentò il primo vero riconoscimento internazionale di Giacomelli.

Di grande interesse anche la sezione allestita nel secondo spazio, Palazzetto Baviera, curata dagli Eredi Giacomelli e incentrata sull’avventura del gruppo Misa, circolo fotografico dove lo stesso Maestro senigalliese mosse i suoi primi passi. Un’occasione per meglio comprendere il vivace clima culturale in cui la visione del giovane e curioso Giacomelli si formò.

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