Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1597 circa
Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1597 circa (Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi)

Il tempo di Caravaggio

In mostra a Roma fino al 13 settembre

“Dopo il Caravaggio, i ‘caravaggeschi’. Quasi tutti a Roma, anch’essi, e da Roma presto diramatisi in tutta Europa. La ‘cerchia’ si potrà dire, meglio che la scuola; dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento, provocò un consenso in altri spiriti liberi, non definì una poetica di regola fissa; e insomma, come non aveva avuto maestri, non ebbe scolari”. Queste parole scritte dal grande storico dell’arte Roberto Longhi nel 1951 introducono alla splendida mostra allestita nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli a Roma fino al prossimo 13 settembre.

Con “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi” giunge nella capitale una importante selezione di dipinti provenienti dalla vasta raccolta longhiana conservata nella sua dimora fiorentina, Villa Il Tasso. Parliamo del nucleo più significativo della collezione: quello comprendente le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci, a cui Longhi dedicò una vita di studi e ricerche, fin dalla tesi di laurea nel 1911, dedicata appunto al rivoluzionario Merisi, “il primo pittore dell’età moderna” secondo Longhi.

 

Special guest della mostra è il Ragazzo morso da un ramarro, realizzato da Caravaggio nel 1597, un dipinto strepitoso per il naturalismo e il dinamismo con cui è reso il protagonista. Accanto a questo, sono numerose le opere da ammirare, firmate da artisti che nel corso del Seicento hanno assorbito e rielaborato l’esempio caravaggesco: da Carlo Saraceni a Jusepe de Ribera, da Battistello Caracciolo a Valentin de Boulogne, del quale è esposta la bellissima tela La Negazione di Pietro, riecheggiante nell’ambientazione la celebre Vocazione di San Matteo.

Una mostra da non mancare, che non solo permette di conoscere il profondo impatto che l’opera di Michelangelo Merisi ha avuto nella storia dell’arte, ma rende anche il giusto omaggio a uno straordinario studioso come Roberto Longhi nel cinquantenario della scomparsa. 

Francesca Cogoni
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