Autoscatto, Gerusalemme, 1958
Autoscatto, Gerusalemme, 1958 (© Inge Morath Foundation - Magnum Photos)

Inge Morath

Fotografa colta ed emancipata, in mostra a Treviso fino al 9 giugno

«Nel mio cuore voglio restare una dilettante, essere innamorata di quello che sto facendo, sempre stupita delle infinite possibilità di vedere e usare la macchina fotografica come strumento di registrazione». Ma Inge Morath (Graz, 1923 - New York, 2002) dilettante non lo era affatto, anzi: alla sua profonda fascinazione per il mezzo fotografico si accompagnarono sempre una determinazione e una professionalità irreprensibili.

Nota alle cronache per essere stata moglie e compagna di vita dello scrittore e drammaturgo Arthur Miller, conosciuto sul set del film Gli spostati, Inge Morath in realtà è stata soprattutto una straordinaria fotografa e una donna colta ed emancipata, tra le prime a entrare nel regno tutto al maschile della prestigiosa agenzia fotografica Magnum (all’inizio degli anni Cinquanta le uniche “quote rosa” erano lei e la statunitense Eve Arnold).

 

Una mostra in corso fino al 9 giugno alla Casa dei Carraresi di Treviso ripercorre la vita e la carriera  in crescendo di questa grande fotografa del Novecento: dagli esordi come traduttrice e scrittrice in Austria, passando per l’incontro e la collaborazione con Ernst Haas e poi con Henri Cartier-Bresson, fino all’ingresso ufficiale nella cerchia dei fotografi Magnum nel 1953. E poi i tanti reportage in giro per il mondo (Venezia, Spagna, Romania, Russia, Iran, Cina, USA...) e i memorabili ritratti a personalità del mondo della letteratura, del cinema e dell’arte, come Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Jean Arp, Alexander Calder, Marilyn Monroe e Audrey Hepburn, di cui Inge Morath riusciva a catturare il lato più intimo e veritiero, grazie a una spiccata sensibilità. «Mi preparo a fare ritratti con la stessa cura che per un viaggio in un nuovo Paese. Leggo o guardo al lavoro dell’artista che deve essere fotografato. La preparazione è importante perché l’incontro stesso sia spontaneo e breve […]. Invitandoli ad essere se stessi, spero di trovare la verità interiore».

La mostra “Inge Morath. La vita. La fotografia” permette insomma di conoscere il talento versatile di questa brillante autrice e di apprezzarne anche i lavori meno noti, come gli scherzosi ritratti “mascherati” realizzati nel 1958 in collaborazione con il disegnatore Saul Steinberg.

Francesca Cogoni
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