Marpessa, Caltagirone, 1987
Marpessa, Caltagirone, 1987 (© Ferdinando Scianna)

L’antologica di Ferdinando Scianna

A Venezia fino al 2 febbraio 2020

“Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio”.

Schietto, diretto, mai accomodante, nelle sue fotografie Ferdinando Scianna si è sempre espresso con carattere e autenticità, rifuggendo l’artificio. Primo italiano a far parte, dal 1982, della prestigiosa agenzia fotogiornalistica Magnum, Scianna esordì all’inizio degli anni Sessanta immortalando i riti religiosi e le usanze popolari della sua terra, la Sicilia, dando vita a scatti pregnanti, al contempo tragici e poetici. Dalla natia Bagheria a Milano, fino a Parigi e New York, muovendosi tra reportage sociale e ritratti (per esempio ad amici e maestri come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson e Jorge Louis Borges), fotogiornalismo e moda (non patinata, sia chiaro), Scianna è diventato negli anni una delle personalità di spicco della fotografia contemporanea internazionale.

Ora una corposa antologica in corso alla Casa dei Tre Oci di Venezia, “Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria”, celebra la sua cinquantennale carriera di fotoreporter attraverso un percorso espositivo suddiviso in tre grandi temi che si intersecano e che rispecchiano buona parte dei valori e dei proponimenti su cui si fonda l’approccio di questo rigoroso autore: esplorare, narrare e ricordare, soprattutto le proprie radici.

Francesca Cogoni
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