Giorgio de Chirico, Il dolce siciliano, 1919
Giorgio de Chirico, Il dolce siciliano, 1919 (© Giuseppe Schiavinotto, Roma)

L’enigma incessante dell’arte di de Chirico

Al Palazzo Ducale di Genova fino al 7 luglio

Singolari accostamenti di oggetti in luoghi inattesi, ambigue presenze e piazze silenti, e ancora statue ieratiche, ombre lunghe e architetture sospese nel tempo. Le opere di Giorgio de Chirico hanno una magia tutta loro, una rara alchimia che ammalia e frastorna.

 

Indagatore di un mondo enigmatico, cantore del non-senso della vita, il Pictor Optimus, come veniva appellato in virtù della sua tecnica sorprendente, ha abbracciato per tutta la sua carriera la corrente metafisica, pur variando stile, motivi, riferimenti. È proprio sul perpetuo enigma che pervade l’intera produzione dechirichiana che fa leva la mostra allestita nell’Appartamento del Doge del genovese Palazzo Ducale. Attraverso un centinaio di opere provenienti da prestigiosi musei e da collezioni private, “Giorgio de Chirico. Il volto della Metafisica” scava nella complessità dell’opera del Maestro rintracciandone il continuo sostrato metafisico. E lo fa a cento anni dalla dichiarazione di de Chirico di voler superare la pittura metafisica: «Come i frutti autunnali – spiega l’artista alla fine del 1918 – siamo ormai maturi per la nuova metafisica […]. Siamo esploratori pronti per altre partenze». In realtà non si tratta di una presa di distanza, bensì di unʼevoluzione. A dircelo sono lavori emblematici come Lʼebreo errante, Le muse inquietanti, Piazza d’Italia (Souvenir d’Italie), Ettore e Andromaca e Il figliuol prodigo, solo per citarne alcuni. Quello che ci aspetta, insomma, è un percorso affascinante e spiazzante che, più che seguire un ordine cronologico, procede per temi-tappe: dal viaggio agli interni ed esterni metafisici, passando per la natura e per i ritratti ed autoritratti.

Francesca Cogoni
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