Veduta della mostra Jannis Kounellis
Veduta della mostra Jannis Kounellis (Fondazione Prada, Venezia)

L’inesauribile energia di Jannis Kounellis

A Venezia fino al 24 novembre

Chi si reca a Venezia in questo periodo per visitare la Biennale d’Arte non può perdere una delle mostre più interessanti in città attualmente. Presso Ca’ Corner della Regina, oggi sede lagunare della Fondazione Prada, è in corso la grande retrospettiva “Jannis Kounellis”, a cura di Germano Celant, un omaggio al maestro greco naturalizzato italiano a due anni dalla sua scomparsa.

Negli spazi settecenteschi del palazzo, le opere di Kounellis, allestite con rigore quasi filologico, danno origine a un percorso ricco di stimoli e suggestioni, che ben racconta i cardini della poetica dell’artista: la relazione tra naturale e industriale, ma anche il forte interesse per la musica, per l’eredità greco-romana, e poi il voler “sentire” lo spazio con ogni mezzo. Ne emergono tutta la sua indole radicale, il suo fare libero e vitale, la sua opera pregna di energia, concretissima e al tempo stesso eterea, arcaica e contemporanea assieme.

 

Bisogna superare il decorativismo formale voluto dai media e consumato con leggerezza, come vogliono i consumatori, senza tenere conto che l’artista ha un’opinione intellettuale da difendere che lo rende partecipe e artefice del mondo, e gli dà slancio e dignità poetica, per ritrovare l’epico che, guarda caso, insieme all’ombra e al dramma, manca del tutto oggi. Così la pensava Kounellis, che, nonostante avesse superato i limiti della tela fin dagli esordi della sua carriera, continuava a considerarsi a tutti gli effetti un pittore e rivendicava la sua iniziazione nella pittura (Perché la pittura è la costruzione di immagini, non indica una maniera né tantomeno una tecnica).

Carbone, lana, fuoco, caffè, ferro, juta, e ancora piante di cactus, pietre, legno, cotone… ci sono tutti i materiali, elementari ma carichi di significato, a cui Kounellis ricorreva per i suoi lavori, e con cui anticipò e accompagnò gli sviluppi dell’Arte Povera già dalla metà degli anni Sessanta. Una splendida occasione per ripercorrere la parabola artistica di uno dei protagonisti più magnetici, profondi e acuti del secondo Novecento.

Francesca Cogoni
Condividi

Correlati