Andrea Mantegna, Madonna dei cherubini, 1485 ca.
Andrea Mantegna, Madonna dei cherubini, 1485 ca. ( Pinacoteca di Brera, Milano)

L’ingegno multiforme di Andrea Mantegna

A Torino fino al 20 luglio

Compito di una mostra non dovrebbe essere solo quello di apparecchiare per i visitatori il meglio della produzione di un artista attraverso un percorso espositivo godibile e rispondente alle aspettative, bensì anche quello di offrire punti di vista nuovi, tracce, relazioni e dettagli normalmente trascurati, in altre parole sondare quanto più possibile la complessità di un artista dando l’opportunità di conoscerne anche gli aspetti meno noti o indagati.
Ecco, la mostra Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno riesce pienamente in questo duplice intento.
Nelle belle sale del torinese Palazzo Madama si snoda un articolato percorso che permette di ammirare alcune delle opere più significative del grande pittore e al contempo di esplorare in modo approfondito il contesto culturale in cui si è trovato a vivere e a operare: parliamo soprattutto dei fondamentali e fruttuosi contatti con i committenti (i Gonzaga di Mantova in particolare) e con i principali umanisti dell’epoca.

Così, accanto a lavori come la Sant’Eufemia proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli, il San Giorgio delle Gallerie dell’Accademia di Venezia o il Ritratto del cardinale Ludovico Trevisan prestato dalla Gemäldegalerie di Berlino, in mostra troviamo numerosi documenti scritti e lettere autografe che aiutano a ricostruire la personalità del pittore, uomo affabile ed erudito che fu capace di tessere una fitta rete di relazioni e amicizie con artisti, letterati e studiosi.

Ad affiancare i capolavori mantegneschi, inoltre, vi sono le opere di alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte italiana a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, tra i quali, per esempio, Donatello, Antonello da Messina, Paolo Uccello, Giovanni e Jacopo Bellini, Leon Battista Alberti, Cosmè Tura e il giovane Correggio, per una vera e propria immersione nel fervido clima rinascimentale.

 
Francesca Cogoni
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