L’opera grafica di Alberto Giacometti

In mostra a Chiasso fino al 10 gennaio

“Non si fanno mai abbastanza schizzi. Fai uno schizzo su qualsiasi cosa e mantieni attiva la tua curiosità” sosteneva il pittore John Singer Sargent. Stando a queste parole, potremmo dire che Alberto Giacometti senz’altro non mancava di alimentare la sua curiosità, perché sappiamo che egli disegnava ossessivamente, su qualsiasi supporto, che fossero giornali, lettere, tovaglioli del bar o, naturalmente, il suo prezioso taccuino. Per lui il disegno rappresentava l’essenziale punto di partenza concettuale ed estetico di ogni opera e un modo per giungere a conoscere la realtà, tanto da affermare che “di qualsiasi cosa si tratti, di scultura o di pittura, è solo il disegno che conta”.

A confermare il ruolo affatto marginale che l’artista attribuiva al disegno è la peculiare mostra allestita al m.a.x museo di Chiasso, “Alberto Giacometti (1901-1966). Grafica al confine fra arte e pensiero”, che per la prima volta non ci presenta il Giacometti scultore o pittore, bensì porta l’attenzione sul suo straordinario talento grafico, radunando oltre quattrocento fogli, tra xilografie, incisioni a bulino, acqueforti, puntesecche e numerosi libri d’artista.

A partire dai tanti ritratti, come quelli di André du Bouchet, Jacques Dupin, Pierre Loeb e André Derain, fino alle illustrazioni e ai frontespizi per pubblicazioni commissionate da artisti, galleristi e intellettuali, scopriamo un lato meno noto e più intimo di Giacometti e ne comprendiamo più a fondo la ricerca e la personalità, anche grazie alle splendide fotografie in mostra firmate dall’amico Ernst Scheidegger.

 
Francesca Cogoni
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